Il miracolo al Niguarda (durante il covid): paziente salvato con le "cellule anti tumore"

Al Niguarda trattato il primo paziente con la terapia Cart, nonostante il coronavirus

Il coronavirus non ferma i miracoli del Niguarda. Nonostante gli straordinari per far fronte all'emergenza covid, infatti, negli ultimi mesi l'ospedale meneghino è riuscito a sperimentare la terapia con Car-t, "Chimeric Antigen Receptor T cell therapies", uno "speciale" trattamento che permette di aumentare - e di molto - le possibilità di vita di pazienti con tumori del sangue in stato avanzato.

Con il protocollo di cura, le cellule del sistema immunitario, linfociti T, - spiegano dal Niguarda - vengono prelevate dal sangue del paziente in un centro trasfusionale ospedaliero, mediante un processo che consente di isolarle dal sangue periferico rimettendo in circolo i restanti elementi ematici, e successivamente vengono estensivamente modificate in laboratorio da aziende farmaceutiche autorizzate e re infuse nel paziente stesso". Vengono re infuse, però, con una mutazione fondamentale. 

Le cellule "riprogrammate" che combattono il tumore

"I linfociti T così trattati sono programmati per riconoscere e combattere le specifiche cellule tumorali - chiariscono dall'ospedale -. Viene inserito infatti nel loro Dna un gene per l’espressione di una proteina superficiale - recettore CAR, sintetizzato in laboratorio - che fa da chiave per innescare l’attacco del sistema immunitario verso l’obiettivo".

In sostanza le cellule vengono prelevate dal malato, vengono trattate in laboratorio - quasi "riprogrammate" - e vengono poi nuovamente iniettate nel paziente.

“A Niguarda è già stato trattato un primo paziente, dimesso in ottime condizioni generali, nonostante alcune complicanze intercorse e risolte durante il ricovero - spiega Roberto Cairoli, Direttore dell’Ematologia -. Un secondo paziente è attualmente ricoverato. La infusione di Cart è stata realizzata, malgrado le grandi difficoltà determinate dalla nota emergenza sanitaria legata al coronavirus, con il lavoro di tutti i professionisti coinvolti nel progetto: staff di Simt, Servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale, Anestesia e Rianimazione, Neurologia, Ematologia, Centro Trapianti di Midollo, Farmacia, Radiologia, Laboratorio di Terapia Cellulare, Laboratorio di Biochimica e Virologia”.

"Attualmente - fanno sapere da Niguarda - questa opzione di cura è approvata per la leucemia linfoblastica acuta B nei pazienti pediatrici e giovani adulti, fino a 25 anni, e per il linfoma non Hodgkin a grandi cellule B, in entrambi i casi quando la malattia è recidiva o non risponde alle terapie standard. Si tratta quindi di tumori del sistema linfatico e del sangue che originano da un particolare tipo di linfociti, B, e che si possono sviluppare in diversi organi, linfonodi e midollo osseo soprattutto, ma anche milza, fegato, cute, sistema nervoso centrale e apparato gastrointestinale".

“Gli studi riguardanti questi «farmaci di terapia cellulare» - continua Cairoli - hanno mostrato, per queste categorie di pazienti con patologia avanzata, una remissione completa dalla malattia a due anni di circa il 30-40%, mentre con le terapie tradizionali le possibilità di guarigione erano inferiori al 10%”.

"Una bella notizia di speranza e di lotta per la vita - ha commentato il presidente di regione Lombardia, Attilio Fontana -. Fieri delle eccellenze lombarde che lottano per la vita".
 

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