Vaccini anti influenzali, dietrofront clamoroso della Regione: li darà anche ai sanitari privati

Appena due giorni fa bocciata una mozione in proposito. Le parole del direttore Welfare

I vaccini anti influenzali acquistati da Regione Lombardia saranno a disposizione anche per gli operatori sanitari privati attraverso i loro datori di lavoro, che dovranno pagare un contributo. Lo ha dichiarato Marco Trivelli, direttore generale dell'assessorato al Welfare, durante una conferenza stampa sulle vaccinazioni anti influenzali, tema "caldo" di questo periodo. Una dichiarazione che sovverte, letteralmente, quanto dichiarato appena pochi giorni fa dalla giunta e dai tecnici.

Storicamente la Regione aveva sempre fornito i vaccini anti influenzali anche agli operatori sanitari del privato convenzionato, trattandoli in questo caso esattamente come gli altri operatori sanitari: stando a contatto costante con i pazienti, è opportuno per logica che si proteggano vaccinandosi. Quest'anno, nell'era del covid, vaccinarsi è ancora più importante del solito e il Ministero della Salute ha aumentato le categorie essenziali, oltre agli over 65 e ai fragili anche i bambini fino a sei anni e quelli da 60 a 64 anni: per cui la Regione aveva finora replicato che i medici privati sarebbero restati esclusi dal programma vaccinale pubblico. Tanto che martedì è stata bocciata, in consiglio regionale, una mozione che chiedeva il ripristino della prassi degli anni scorsi, cioè l'inclusione dei medici del privato nel programma di vaccinazioni.

La "rivolta" dei medici e il cambio di rotta

«E' l'ennesimo esempio di schizoofrenia della giunta Fontana», tuona Michele Usuelli, medico e consigliere di +Europa/Radicali che aveva presentato la mozione. «Una dichiarazione che appare come una sonora marcia indietro rispetto a quanto sostenuto fino all’altro ieri, peraltro dallo stesso presidente Attilio Fontana, secondo il quale "il settore privato non compete a noi. Noi le dosi, ndr le diamo a tutte le persone che la legge ci impone vengano vaccinate". Invece, per ammissione dello stesso Trivelli tra gli uni e gli altri "non c’è differenza rispetto al rischio di contrarre l’infezione"».

Sul caso c'era stata anche la "rivolta" dei medici di base, a partire dall'ordine dei medici di Milano, che aveva sottolineato l'assurdità della "discriminazione", che avrebbe generato una sanità di serie A contrapposta a una di serie B. Poi le parole di Trivelli: «I vaccini sono a dispsizine anche per le strutture private. Gli operatori sanitari sono tutti uguali. Non c'è nessuna differenza rispetto al rischio per il pazienti. La fornitura vaccini sarà messa a disposizione di tutti, anche delle strutture private». Resta però per ora "nero su bianco" la circolare del 17 agosto 2020 con cui s'impediva agli operatori sanitari privati di accedere ai vaccini anti influenzali tramite il sistema pubblico. «Ora l'assessorato ufficializzi la decisione e riconosca la figuraccia», conclude Usuelli.

Vaccini, la Regione: «Copriamo il fabbisogno»

Dopo le polemiche sulla difficoltà di approvvigionamento dei vaccini anti influenzali, Regione Lombardia fa il punto e dichiara che la disponibilità attuale (di quelli acquistati) è sufficiente a coprire il fabbisogno. Secondo le previsioni, verrannoo vaccinate due milioni e 768 mila persone sommando i vari "target" (over 65, 60-64enni, soggetti fragili e bambini) e la Regione ha acquistato due milioni e 884 mila dosi.

«Ci sarà probabilmente eccedenza e questa ci permetterà di supportare le farmacie», ha affermato Trivelli in conferenza stampa, promettendo anche un "lavoro di sponda" con l'Aifa per facilitare il reperimento dei vaccini sul mercato privato da parte dei farmacisti.

«L'85 per cento delle nostre forniture è stato fatto a prezzi di mercato e l’ultimo lotto a un prezzo superiore (26 euro a dose, n.d.r.)», ha poi aggiunto Trivelli affrontando il tema del costo dei vaccini. «Ma la cosa che ci sembra importante in questo momento - haconcluso - è poter garantire il fatto di coprire l’obiettivo massimale. Probabilmente sarà irraggiungibile. Ma sarebbe un nostro grande desiderio che ci fosse un’adesione da parte della popolazione a rischio. E che ci siano i vaccini per poterlo fare».

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