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Sta tornando a casa il portiere milanese in Ucraina a combattere

Ivan Luca Vavassori sarebbe su un volo che lo sta riportando verso l'Italia: "Non ho più la testa per andare avanti in questo modo"

Ha deciso di posare le armi e tornare a casa Ivan Luca Vavassori, l'ex calciatore di 29 anni andato a combattere in Ucraina nelle brigate internazionali, a fianco dell'esercito di Kiev. Il fatto è stato reso noto dallo stesso ex calciatore di Bra, Pro Patria e Legnano nato in Russia nel 1982 e figlio dell'ex patron della Pro Patria Pietro Vavassori e dell'imprenditrice sequestrata dalla 'ndrangheta negli anni Novanta Alessandra Sgarella. Il 29enne sarebbe già su un aereo che lo starebbe riportando in Italia.

"Per me è sufficiente così - ha scritto in spagnolo Vavassori in una storia Instagram -. È tempo di tornare a casa, non ho più la testa per andare avanti in questo modo. Ho fatto il possibile per portare il mio aiuto. Ho messo il mio tempo e la mia vita a disposizione del popolo ucraino, ma adesso è arrivato il momento di riprendermi la mia vita. Torno dove mi sento felice e torno per riprendermi tutto quello che è mio. Le cose sono cambiate rispetto a come ero prima, però sono sicuro che con l'aiuto di Dio riuscirò a raggiungere i miei obiettivi".

Vavassori a fine marzo aveva deciso di lasciare la Bolivia, dove si era trasferito per intraprendere una nuova avventura sportiva, e partire per l'Ucraina come foreign fighter dove quasi quotidianamente postava su Instagram e Tiktok ciò che stava vivendo. Nei giorni scorsi, per diverse ore, non si sono avute sue notizie e si era temuto per la sua morte; successivamente aveva fatto sapere di essere sopravvissuto all'attacco russo a Mariupol. Il padre, poi, aveva confermato che il figlio era vivo e che si trovava in ospedale. "Sono vivo, ho solo febbre molto alta, alcune ferite in varie parti del corpo. Per fortuna nulla di rotto", aveva scritto sul proprio profilo Instagram il portiere. Sempre nei giorni scorsi il pool antiterrorismo della procura di Milano, guidato da Alberto Nobili, ha aperto un'inchiesta conoscitiva - quindi senza titolo di reato né indagati - sulla sua vicenda. Arruolarsi per un altro esercito, infatti, non è legale.

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