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Lunedì, 24 Gennaio 2022
La sentenza / Q.T.8 / Piazza Santa Maria Nascente

QT8, il Tar cancella il vincolo monumentale

Accolto il ricorso del Comune, festeggiano gli abitanti per i quali si trattava di una tutela troppo onerosa per burocrazia e costi in caso di lavori alle case e ai giardini

Sparisce il vincolo monumentale sul quartiere milanese QT8 che era stato apposto dall'ex ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli (governo del Movimento 5 Stelle e della Lega) ed era stato fortemente contestato dalla maggioranza della popolazione, dal consiglio di Municipio 8 e anche dal Comune di Milano. Quest'ultimo, nel mese di luglio del 2019, aveva presentato un ricorso ora accolto dal Tar della Lombardia. Il vincolo monumentale, primo in Italia per un intero quartiere, era stato deciso dall'ex ministro per tutelare il Giardino dei Giusti all'interno del Monte Stella, ma la sua rigidità rischiava di ripercuotersi sugli abitanti del quartiere.

QT8, il quartiere dell'Ottava Triennale (Melley/MilanoToday)

"E' una sentenza di fondamentale importanza", commenta Enrico Fedrighini, consigliere della Lista Sala a Palazzo Marino e, all'epoca, assessore del Municipio 8: "Chiarisce che il vincolo paesaggistico e non quello monumentale è lo strumento idoneo a tutelare il quartiere e i suoi spazi pubblici. Consente agli abitanti di utilizzare gli incentivi per interventi di risparmio ed efficientamento energetico degli edifici. E di conseguenza garantisce un miglioramento ambientale per la collettività".

L'apposizione del vincolo monumentale aveva subito bloccato decine di pratiche edilizie per le quali era cambiato l'iter burocratico. E aveva poi reso molto complicato utilizzare i recenti incentivi energetici tra cui il superbonus 110%, i cui lavori, richiedendo un miglioramento di almeno due classi energetiche, vanno ad impattare sull'estetica dell'edificio stesso.

Il vincolo monumentale, tanti obblighi per i residenti

Il vincolo monumentale prevedeva l'autorizzazione preventiva della Sovrintendenza per gli interventi da realizzare su strade (come la Zona 30 in progettazione allora), piazze, spazi verdi, edifici residenziali ed edifici pubblici tra cui la scuola elementare Martin Luther King ed il Padiglione di via Pogatschnig. "Il vincolo monumentale sul quartiere", dichiarava nel 2019 l'allora assessore all'urbanistica Pierfrancesco Maran, "è una scelta anomala, che pare molto ideologica e che causerà criticità d'intervento nelle manutenzioni per il Comune e rigidità burocratiche irragionevoli per i proprietari di abitazioni. Un vincolo di natura paesaggistica è molto più coerente".

Con il vincolo monumentale, aveva commentato Paolo Mazzoleni dell'ordine degli architetti, "si minimizza la tutela e si massimizza la burocrazia". Il Ministero, dopo avere apposto il vincolo, aveva inviato alcune precisazioni con le quali poneva l'obbligo di autorizzazione da parte della Sovrintendenza per alcuni lavori nei giardini privati, per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli spazi verdi pubblici e delle strade, per i lavori sugli edifici 'maggiormente rappresentativi' (quelli, cioè, rimasti pressoché inalterati negli anni). Contemporaneamente, i proprietari avrebbero dovuto prestare attenzione ad ammaloramenti degli edifici, perché ne avrebbero potuto rispondere penalmente.

Per gli edifici più tutelati, poi, anche gli atti di compravendita avrebbero dovuto essere comunicati al Ministero, perché lo Stato ha il diritto di prelazione su ciò che ha la tutela monumentale. Il caso di via Pogatschnig 40 era il più problematico di tutti. Un edificio di case popolari ad opera di Piero Bottoni, densamente abitato da famiglie ex assegnatarie, anziani e nuclei a basso reddito per i quali sarebbe stato molto complicato effettuare ristrutturazioni con le costose procedure autorizzative. E tuttavia avrebbero dovuto garantire la conservazione di ogni elemento, ad esempio dei preziosi mosaici parietali, rischiando altrimenti di risponderne.

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