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Non curano una donna europea non iscritta al servizio sanitario: Ats e Niguarda condannati

Gli irregolari europei hanno diritto alle cure essenziali: sentenza storica del Tribunale di Milano

Ats Milano deve farsi carico delle prestazioni sanitarie essenziali dei cittadini europei privi di residenza e dei requisiti per iscriversi al servizio sanitario nazionale. Lo ha statuito il Tribunale di Milano, condannando l'Ats e l'ospedale di Niguarda che non avevano garantito l'accesso gratuito alle cure essenziali ad una cittadina romena di 53 anni in stato di bisogno.

Il fatto ha inizio nel 2015 quando, alla donna, venne impiantata una protesi mitralica meccanica in sostituzione di una precedente protesi biologica: da allora, non ha più potuto eseguire un controllo cardiologico perché non poteva pagare le visite. Regione Lombardia, a differenza di altre Regioni italiane, non riconosce il diritto alle cure essenziali ai cittadini europei non regolarmente soggiornanti che, dunque, sono costretti a sostenere per intero il costo delle terapie.

Nel 2019 la donna venne visitata presso l'ambulatorio mobile di Emergency. Avrebbe dovuto effettuare una visita di controllo tre mesi dopo l'intervento, dunque anni prima, ma lo staff sanitario dell'associazione verificò che la paziente non era mai stata presa in carico da una struttura. Fino a quel momento, la 53enne aveva assunto soltanto una terapia farmacologica, effettuando alcuni controlli presso il centro terapia anticoagulante orale per monitorare l'uso dei farmaci e pagando 85,16 euro ogni prestazione.

A quel punto Emergency ha bussato alle porte degli uffici del Niguarda, sottolineando l’illegittimità dell’esclusione della donna dal normale percorso di controllo. Gli uffici preposti hanno continuato a rifiutare la presa in carico della paziente. Così non si è potuto far altro che rivolgersi all'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) e all'avvocato Marco Paggi, che ha depositato il primo ricorso a novembre 2020.

Controlli medici indispensabili

"La sentenza obbliga per la prima volta l'Ast e l'ospedale a riconoscere il diritto alle cure essenziali indipendentemente dalla situazione amministrativa ed economica dell'assistito", ha commentato Alessia Mancuso dell'area legale di Emergency. "La sentenza - ha concluso - avrà effetto esclusivamente sulla nostra paziente, ma si tratta comunque di un primo passo fondamentale per sollecitare una revisione delle attuali indicazioni regionali. Nonostante le segnalazioni e le diffide inviate, finora la Regione Lombardia non ha mai effettivamente riconosciuto l’Accordo sottoscritto in sede di Conferenza Stato Regioni".

"Purtroppo il deterioramento di una protesi valvolare cardiaca, o una sua disfunzione, può causare un alto tasso di mortalità", ha spiegato Emanuele Longo, medico dell’ambulatorio mobile di Emergency: "Inoltre, le terapie farmacologiche a cui è sottoposta la signora devono essere monitorate costantemente per evitare l'insorgere di complicanze, quali possibili emorragie nel caso della terapia anticoagulante orale. Per questa ragione, i controlli specialistici, quali le visite cardiologiche o l'ecocardiografia o gli esami del sangue, dovrebbero essere periodici oppure il più precoci possibili, per identificare l'insorgenza di problemi".

Lombardia in ritardo

La mancanza di copertura sanitaria è un problema che coinvolge tutti i cittadini europei indigenti che soggiornano nella Regione Lombardia, che sono privi di una copertura sanitaria del Paese di origine e dei requisiti per l’iscrizione anagrafica. Questi cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure essenziali perché non riescono a sostenerne i costi, con evidenti rischi per la tutela della salute individuale e collettiva.

Nel dicembre 2012 l’Accordo sottoscritto in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ha fornito indicazioni per la corretta applicazione della normativa sull’accesso alle cure dei cittadini stranieri proponendo, tra le altre cose, a tutte le Regioni e Province di adottare il tesserino/codice ENI (Europei Non Iscritti) per i cittadini europei privi di residenza e dei requisiti per l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale: in questo modo l’accesso alle prestazioni urgenti ed essenziali verrebbe garantito in condizioni di parità con gli italiani, così come accade per i cittadini extra-UE in possesso di tessera STP. La Regione Lombardia non ha finora introdotto l’utilizzo del tesserino ENI, per cui di fatto questi cittadini sono ancora costretti a sostenere per intero il costo delle prestazioni essenziali.

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