Massimiliano Melley

Opinioni

Massimiliano Melley

Giornalista MilanoToday

Il terrorismo di Stato nel cuore dell'Europa

Immediata reazione dell'Unione europea per cercare d'isolare il regime di Lukashenko. Basterà? Intanto il giornalista Protasevich appare alla tv di Stato col volto tumefatto dopo l'arresto

Manifestazione a Milano per chiedere la liberazione di Protasevich (foto Melley/MT)

Pirateria, dirottamento di Stato, terrorismo di Stato. E' sotto gli occhi del mondo l'assoluta gravità di quello che è accaduto domenica 23 maggio al volo Ryanair Atene-Vilnius, costretto ad atterrare a Minsk mentre stava per entrare nel cielo lituano da un ordine personale di Aleksandr Lukashenko, al potere in Repubblica di Belarus (il nome che qui useremo per definire la Bielorussia) dal 1994, per consentire alla polizia di arrestare il giornalista di 26 anni Roman Protasevich, ex caporedattore del canale Telegram Nexta, e la sua fidanzata. E l'intero mondo, con qualche eccezione, sta reagendo con estrema fermezza.

La pretesa che fosse stato lanciato un allarme bomba addirittura da parte di Hamas (che ha smentito, ovviamente) è stata sbugiardata sia dall'evidenza che non vi fosse alcun allarme bomba reale, sia dalle prove che Protasevich era stato pedinato da agenti segreti bielorussi (e forse perfino un agente russo) già ad Atene. Tant'è vero che, all'atterraggio definitivo a Vilnius dopo la ripartenza, mancavano cinque persone all'appello: Protasevich, la fidanzata e tre uomini non identificati e certamente non arrestati a Minsk. Agenti segreti, con ogni probabilità.

E' dal mese di agosto del 2020 che, in Belarus, la situazione è tesa. Le elezioni presidenziali hanno consegnato, come risultato ufficiale, una vittoria schiacciante di Lukashenko contro l'oppositrice Svetlana Tikhanovskaya, incompatibile con la realtà osservata nelle piazze: l'immediata reazione del popolo bielorusso ha mostrato i veri rapporti di forza nel Paese con punte di centinaia di migliaia di persone in protesta, mentre le manifestazioni filogovernative dovevano essere "animate" da dipendenti pubblici costretti a parteciparvi. Ne è seguita la repressione poliziesca, condita di arresti indiscriminati (bastava avere una maglietta con il vessillo biancorosso, simbolo della protesta), talvolta torture, condanne piuttosto sommarie, perfino la realizzazione di un campo di concentramento per prigionieri politici in un ex carcere.

Un grave precedente

Ma il dirottamento di un aereo costituisce un precedente in un certo senso ancora più grave. Vi è la questione dell'arresto di un giornalista considerato eversivo perché faceva "attivismo mediatico" (e sono decine i giornalisti attualmente detenuti in Belarus, tra cui una dozzina di Tut.by, testata chiusa d'autorità il 18 maggio). Il gesto di inviare un caccia per dirottare un aereo civile, pieno di passeggeri "comuni", persone che tornavano dalle vacanze, cittadini europei che volavano da una capitale europea all'altra, ha alzato il livello dello scontro a un punto finora non toccato: Lukashenko, con un ordine personale ammesso candidamente tramite l'agenzia stampa governativa, ha coinvolto l'intera Europa nella sua personale, e violenta, battaglia per non abbandonare un potere messo in dubbio dai brogli elettorali e che, ormai, si regge sull'uso della forza, rendendolo di per sé non democratico. 

L'Unione europea, per il momento, ha esortato le compagnie aeree con sede nei 27 Paesi a non sorvolare più lo spazio aereo bielorusso, ha chiesto l'immediata liberazione di Protasevich e della fidanzata e un'indagine indipendente a livello internazionale su quanto è avvenuto. Seguiranno ulteriori sanzioni mirate a persone e aziende bielorusse e la chiusura dello spazio aereo europeo per la compagnia nazionale bielorussa Belavia: un provvedimento, questo, più delicato, che potrebbe rivelarsi un boomerang per tutti i bielorussi che volessero scappare dal Paese, senza contare che la compagnia è in bancarotta e potrebbe salvarsi, a quel punto, solo se acquistata da una qualche impresa russa. Legando ulteriormente Mosca e Minsk. 

L'incontro Biden-Putin

A giugno s'incontreranno, a Ginevra, Biden e Putin. Parleranno sicuramente di Belarus. L'Unione europea aveva il dovere di reagire immediatamente e l'ha fatto. I suoi provvedimenti rischiano tuttavia di essere blandi, a meno che la chiusura degli spazi aerei non porterà realmente ad un completo isolamento del regime di Lukashenko, costringendo l'ultimo dittatore d'Europa a trovare una via d'uscita. Nel frattempo, dati i precedenti dei prigionieri torturati, c'è da sperare che Protasevich non subisca drammatiche conseguenze. Ufficialmente rischia fino a quindici anni di reclusione ma, per l'accusa di terrorismo, in Belarus è prevista la pena di morte. Per ora la tv di Stato ha mandato in onda un video in cui il giornalista, col volto chiaramente tumefatto da lividi, ammette di avere partecipato al tentativo di eversione di cui è accusato. Un regime a tutti gli effetti.

Video (da Telegram Nexta): Protasevich dopo l'arresto col volto tumefatto parla alla tv di Stato 

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