Falsa storia di sesso tra Brozo e Wanda Nara Icardi: Corona a processo per diffamazione

Il magazine di Corona azzardava una separazione della coppia per via del flirt con Brozovic

I tre protagonisti

Nuovi guai giudiziari per l'ex fotografo dei vip Fabrizio Corona, attualmente in carcere. Dovrà comparire il prossimo 18 dicembre davanti al gup in quanto la Procura di Milano ha chiesto il processo per diffamazione per un articolo uscito sul sito web 'The King Corona magazine' in cui si raccontava di un presunto flirt tra l'interista Marcelo Brozovic e Wanda Nara, la moglie dell'ex nerazzurro Mauro Icardi.

Il magazine di Corona azzardava anche una separazione della coppia Nara-Icardi per via del flirt che Brozovic aveva subito smentito e, per questo, aveva presentato denuncia con l'avvocato Danilo Buongiorno. Da quella denuncia è scaturita la richiesta di processo.

La vicenda

A fine febbraio 2018 in Rete e su alcuni quotidiani nazionali si era parlato di un presunto flirt amoroso tra il calciatore croato e la showgirl argentina con tanto di conseguente scontro fisico tra Brozo e il suo compagno di squadra, evidentemente furioso. A "prova" di ciò era spuntato anche un audio Whatsapp - immediatamente diventato virale - che avrebbe confermato la teoria del tradimento e del "regolamento di conti" tra i due nerazzurri. 

Peccato, però, che a sentire i diretti interessati, di vero in tutta la storia non ci sia nulla. "Non c'è stato mai alcun rapporto con la signora Wanda Nara - la secca smentita del centrocampista -. Tali false notizie scaturite da anonime registrazioni audio e poi liberamente divulgate dai media e da alcuni giornali, senza la minima verifica della vericidità della fonte, sono apertamente diffamatorie e illecite e gravemente lesive dell'immagine del predetto giocatore". 

"Peraltro - prosegue la nota firmata dall'avvocato Buongiorno per conto di Brozovic - la illegale diffusione di tale falsa notizia ha avuto una notevole propagazione a livello internazionale ed in particolare in tutta Europa e nel suo stato di origine, la Croazia, con grave disagio e sconcerto dello stesso, della propria moglie e di tutti i propri famigliari". 

"Il signor Brozovic - conclude il comunicato - vuole fare chiarezza sui responsabili che hanno messo in dubbio la propria correttezza morale e professionale. Quest'ultimo, anche a tutela della propria reputazione, sta agendo sia in sede civile che in sede penale con mirati atti di denunce querele nei confronti dei creatori della falsa notizia e degli organi di stampa apertamente colpevoli del reato diffamazione ex art.596 bis codice penale".

Non solo Brozo, però. Perché la stessa strada l'hanno già intrapresa anche i coniugi Icardi. Il 24 febbraio, infatti, Wanda si era affidata a un post su Twitter per chiedere rispetto e verità. 

"Ultimamente stanno uscendo tante bugie su di me e sulla mia famiglia. Generalmente - aveva scritto - non rispondo mai ma in questo caso lo devo fare perché quello che si dice è di una gravità pesante. Tante bugie e cattiverie infondate. Prima di tutto sono una mamma e mi occupo dei miei cinque bambini - aveva rivendicato Wanda -. Sono sempre insieme a loro e poi sono una moglie, la moglie di Mauro". 

"Sappiate - aveva concluso - che vivo una vita normale: lavoro e mi occupo dei miei bambini, quindi voi occupate la vostra vita invece di scrivere cattiverie gratuite sulla mia. Grazie". 

Due giorni dopo, poi, era arrivata la lettera dell'avvocato della showgirl e del capitano dell'Inter. "I signori Icardi Mauro e Nara Wanda, tramite il legale Giuseppe Di Carlo, hanno depositato - spiegava il post - denunce querele in ordine al reato di diffamazione a mezzo stampa per censurare gli articoli dove si racconta di un presunto ed assolutamente inesistente «scandalo sessuale in casa Inter» nonché di «botte e tradimenti»". 

"Analoghe denunce sono state depositate - aveva chiarito l'avvocato - per ottenere l'accertamento della responsabilità penale di coloro i quali hanno prodotto e diffuso su Whatsapp l'audio richiamato nei predetti articoli, nonché la responsabilità penale dei direttori delle testate che hanno rilanciato la falsa notizia senza preoccuparsi di accertare la veridicità, la continenza e la pertinenza". 

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