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Opinioni

Eleonora Dragotto

Giornalista MilanoToday

Se l'ambientalismo di Sala lascia le porte dei negozi aperti col condizionatore acceso

Mentre in Francia i negozi vengono obbligati a tenere le porte chiuse se hanno l'aria condizionata accesa, in città si continua imperterriti a sprecare energia

A Parigi linea dura. O meglio adeguata alla crisi climatica (ed energetica) che stiamo vivendo. A Milano linea super soft, come di consueto quando si tratta di ambientalismo, che alla Giunta Sala risulta digeribile solo se non dà troppo fastidio. E i negozianti, si sa, possono essere molto permalosi. Quindi in città si continua alla vecchia maniera: aria condizionata accesa e porte spalancate. Perché business is business e il sindaco-manager lo sa bene.

All'Eliseo non sono nemici del commercio né attivisti che nel weekend vanno all'attacco delle baleniere. Eppure hanno compreso che in uno scenario in cui il cambiamento climatico ha effetti sempre più gravi (l'ondata di caldo e la siccità in Lombardia sono sotto gli occhi di tutti) è semplicemente assurdo sprecare l'energia. Anche quella consumata dai negozi che tengono le porte aperte e l'aria condizionata accesa.

Bisogna ammettere che Palazzo Marino aveva sì notato l'esistenza di questo paradosso. Tanto da chiedere ai negozianti di chiudere le porte quando il condizionatore è acceso. Peccato che questo monito sia rimasto una mera raccomandazione, senza che la Giunta prendesse alcun provvedimento concreto per multare chi continua imperterrito a inquinare come se fossimo negli anni '60. Così, mentre oltralpe fioccano multe da ben 750 euro per chi viola il nuovo divieto, nella 'evoluta Milano' quella di non sprecare energia rimane solo un'indicazione per chi è disposto ad ascoltarla.

Si badi, qui non si tratta di ideologie, ma di pragmatismo. Il calcolo è che lasciando l'entrata spalancata si consumi il 20% in più di aria condizionata, come domenica ha tenuto a specificare la ministra francese per la Transizione ecologica, Agnès Pannier-Runacher. E il principio, ça va sans dire, sarà valido anche in inverno con il riscaldamento. Nei prossimi giorni, poi, in Francia a essere limitato sarà anche l'uso di insegne luminose. Lo vuole la logica, il buon senso, il semplice calcolo aritmetico. 

"La Francia chiude le porte dei negozi che usano aria condizionata. E Milano? - chiede il consigliere comunale Carlo Monguzzi (Europa Verde) - . Dopo Parigi, Lione, Besancon e, in Italia, Trento, ora le porte dovranno rimanere chiuse in tutta la Francia. Da 3 anni lo invochiamo a Milano. Il 25 giugno il Comune , dopo averci sempre detto di no, ha fatto una finta ordinanza in questa direzione ma solo orale e solo alla stampa, infatti il 99% dei negozi tengono le porte aperte. Dopo nove mesi di disastri sarebbe ora di fare cose serie e concrete a favore dell'ambiente".

Se Milano vuol essere come le capitali europee che dice tanto di ammirare, è ora che le iniziative partano da qui invece di seguire timidamente e in ritardo quelle già adottate in altri Paesi. Un ambientalismo che non scontenti qualcuno non esiste. Altrimenti non si chiama ambientalismo.

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