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Disabili e mezzi ATM: il volto menefreghista della "Milano che discrimina"

Nella metropoli che guarda a un futuro sostenibile, le persone in carrozzina vivono un'umiliante quotidianità fatta di rampe mancanti, ascensori rotti e giustificazioni grottesche

Al netto di una campagna elettorale inesistente, causa l’assenza di un candidato del centrodestra, il dibattito sulle politiche per i disabili a Milano si riduce troppo spesso a progetti ricchi di intenzioni ai quali però non corrispondo effettivi interventi di miglioramento per l’accessibilità nei luoghi d’interesse e sui mezzi pubblici della città. 

Tanto in centro città quanto nell’hinterland, sul territorio milanese sono presenti barriere architettoniche di ogni tipo: dalle strade con le buche alle discese dei marciapiedi con il “salto”, un dislivello che costringe chi è in carrozzina a scendere di fatto uno scalino, passando per i tram senza pedana, le rampe mancanti nei bar, gli ascensori guasti nelle stazioni e i bagni non a norma per i disabili.

Le colpe, come spesso accade, sono di molti e di nessuno. Un primo scoglio è quello che costringe i privati a spendere soldi di tasca propria per i lavori di adeguamento degli stabili alle carrozzine, poiché nella gran parte della progettazione edilizia italiana anche una semplice rampa all’ingresso del palazzo è un extra che non è previsto dallo standard, e spesso accade che se l'assemblea di condominio non approva la spesa, il costo dell'infrastruttura diventa totalmente a carico della famiglia del disabile. Un gap amministrativo, ma anche culturale, che dimostra quanto nel nostro Paese regni una mentalità ancora troppo indietro sui temi dell’inclusione. Perché il luogo comune inconscio di ciascuno di noi è in fondo un “quando capita di ospitare un disabile nel proprio negozio o nella propria casa?”, senza rendersi conto che in realtà, la gran parte delle persone in carrozzina non frequenta i luoghi pubblici proprio perché sono inaccessibili. Perché la quotidianità di una persona con la sedia a rotelle a Milano, ma non solo, è fatta di bagni troppo stretti, di autobus persi perché senza pedana, di spettacoli che non si possono vedere perché la sala concerti non è attrezzata o di luoghi che non si possono raggiungere perché troppo lontani. Barriere architettoniche che poi si trasformano in barriere esistenziali quando la persona, per non affrontare la fatica e l'umiliazione, sceglie di chiudersi in casa.

Bloccato in carrozzina dentro alla stazione. L'assurda scusa del controllore: "La rampa si è rotta 5 minuti fa"

Non mancano però le colpe della politica. Se da un lato il centrodestra ha cercato di appropriarsi del tema sbandierando, a Roma, un ministero per le disabilità dal quale non è arrivata finora nemmeno l’ombra di una proposta di legge, a Milano l’amministrazione di centrosinistra guidata dal sindaco Beppe Sala progetta la città del futuro, ma permette che sui mezzi pubblici dell’azienda trasporti cittadina i disabili siano di fatto vittime di abilismo (la discriminazione dei disabili, ndr). Lo dimostra l’ennesimo caso di disservizio testimoniato dall’attivista dei "Disabili Pirata" Andrey Chaykin, che in un video pubblicato da Milano Today documenta l’odissea che una persona in carrozzina deve intraprendere per fare una cosa che le persone con due gambe in salute fanno ogni giorno senza nemmeno pensarci: prendere una metropolitana ed essere certi di poter uscire dalla stazione, e non di rimanervi bloccate per colpa di un montascale o di un ascensore guasto e mai riparato.

Il filmato documenta un episodio accaduto alla stazione di Pagano, sulla linea M1 (la Rossa). Andrey deve andare a Buonarroti, ma in quella stazione l'ascensore non c'è e il montascale è rotto. Gli viene perciò detto di scendere a Pagano, dove tutto è funzionante, ma arrivato alla fermata il ragazzo constata che non è così e inizia un dialogo con i controllori ATM che a tratti sfiora la commedia. Come quando uno dei due si giustifica del disservizio sostenendo che la rampa motorizzata si fosse rotta 5 minuti prima del suo arrivo, salvo poi ritrattare e "concedere" al ragazzo in sedia a rotelle un tentativo sulla pedana a motore per riuscire a uscire dalla stazione. "È in via eccezionale", spiega il dipendente ATM mentre Andrey, finalmente, riesce a risalire in superficie utilizzando, nonostante tutto, il montascale malfunzionante.

La stessa identica scena si potrebbe documentare in decine di altre stazioni della linea metropolitana e su decine di altri mezzi di superficie non adeguati alle carrozzine a causa di un parco veicoli non ancora totalmente rinnovato. E in una Milano che progetta un futuro sostenibile da grande metropoli europea e mondiale, è impensabile che i trasporti pubblici non consentano a una persona in carrozzina di poter raggiungere qualunque luogo della città senza sentirsi dire da un addetto ATM la solita vecchia scusa: “il mezzo non è adeguato”, “il montascale è rotto da sei mesi”, “la pedana si è inceppata”. Sono giustificazioni che sentiamo da tanti, troppi anni, ed è ora che l’Azienda Trasporti Milanese, il Comune di Milano, e la Regione Lombardia investano seriamente su un piano di accessibilità in cui le infrastrutture per i disabili siano funzionanti su tutte le linee e in tutte le stazioni, non solo in quelle della Milano che ha i “danè”.

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