Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Se Milano invita i giovani a parlare di ambiente e poi li manganella

Tra giovani attivisti fermati della polizia e manifestanti presi a manganellate, la città ha mostrato che a decidere delle sorti del Pianeta saranno poche persone. Sempre le stesse

Avevano lasciato non poco di stucco le parole di Greta Thunberg al suo arrivo a Milano per la PreCop26 (la riunione preliminare alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si svolgerà in Scozia il 12 novembre). Da questi incontri, aveva detto la leader degli ecoattivisti, mi aspetto molte chiacchiare, come in altre occasioni simili. Forse però nemmeno questa ragazza, che ancora minorenne era diventata il punto di riferimento dell'ambientalismo a livello mondiale, si aspettava che, per rabbonire i giovani ecologisti, dai 'bla bla bla' (come li ha chiamati lei durante il suo intervento alla conferenza Youth4Climate), si sarebbe passati alle manganellate. Sì, perché, se da una parte Milano si era messa in vetrina sciorinando il suo ruolo di città sede del prestigioso summit sull'ambiente, per il quale erano stati invitati 400 giovani da tutto il mondo; dall'altra nella mattinata di giovedì la città ha mostrato di tollerare la tutela dell'ambiente soltanto come puro argomento di conversazione. Nel caso in cui si declini in un'azione, con i ragazzi che si azzardano addirittura a scendere in strada per protestare, fermando temporaneamente, udite udite, il sacrosanto traffico di auto, allora è davvero troppo. L'ambientalismo va bene se a parlarne sono le multinazionali maggiormente responsabili dell'inquinamento oppure i leader che spergiurano riduzioni di emissioni e altre misure destinate a realizzarsi solo sotto forma di spettri nei loro fumosi discorsi. Tutt'al più si possono tollerare anche i ragazzi invitati nelle sedi istituzionali a parlare in spazi e tempi ben circoscritti, ma chi si permette di mettere in discussione l'ordine costituito prontamente verrà punito. Anche con una bella manganellata 'vecchia scuola' (che invece era stata risparmiata ai ben più violenti no green pass di sabato).

Quello che è accaduto in città giovedì ha finalmente smascherato ogni ipocrisia, perché del resto era diventato gravoso tenere a bada Fridays for future, Climate Open Platform e compagnia bella. Ora sarà chiaro a tutti e una volta per tutte. Le decisioni - anche quelle che riguardano le sorti del nostro Pianeta - le prendono sempre i potenti. E i giovani che pensano di poter partecipare ai processi decisionali solo perché vorrebbero avere ancora una Terra su cui abitare si illudono e sbagliano. Chi prova a contestare il premier Mario Draghi con un coro di cilena memoria ('El pueblo unito jamàs seà vencido'), come accaduto giovedì mattina, vede lentamente sbocciare un sorriso ironico, innaffiato dal pensiero che intanto la sicurezza sta già provvedendo a buttare fuori gli ospiti tanto canterini quanto indesiderati.

Ma a far esplodere questo dualismo formato da una parte dai giovani attivisti (giustamente) arrabbiati e dall'altra dai più anziani rappresentanti delle istituzioni, c'è un elemento terzo. Quella ragazzina bionda davanti alla quale i ministri si inginocchiano, quasi fosse un oracolo (quando forse per trovare soluzioni alla crisi climatica sarebbe necessario affidarsi agli esperti, invece di additare i giovani perché protestano, come ha fatto nei giorni scorsi il ministro alla transizione ecologica Roberto Cingolani). Quella 18enne che, contesa e invitata a tutti i più prestigiosi vertici sull'ambiente, partecipa ma senza smettere di stare dalla parte degli attivisti, deridendo puntualmente le vacue parole delle più alte cariche dello Stato. Quella giovanissima leader che a Milano insieme a Vanessa Nakate, in prima linea nella battaglia verde in Africa, è rimasta scioccata dal trattamento che la polizia ha riservato agli ecoattivisti. Greta che, come ha spiegato uno dei ragazzi di Fridays for Future, si considera un'attivista come tutti gli altri e crede che ad essere ascoltati non debbano essere solo gli Ad delle multinazionali e i capi di Stato, ma anche i ragazzi pronti a scendere in piazza per garantire un futuro al nostro, al loro Pianeta. Greta che con la perseveranza dei suoi 'Skolstrejk for klimatet' è riuscita a farsi ascoltare dai più potenti leader del mondo, restituendo voce anche a tanti altri giovani, e che anche oggi è uscita dal suo mutismo di protesta per dire soltanto "venite allo sciopero di domani". Perché anche di fronte alla repressione i giovani non si sono fermati. Che la posta in gioco è troppo alta. Il loro futuro.

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