Eleonora Dragotto

Opinioni

Eleonora Dragotto

Giornalista MilanoToday

Senza un maxi parco metropolitano Milano soffocherà

La necessità di aumentare le aree verdi si avverte con più urgenza di anno in anno, anche a causa del costante aumento della temperatura

Parco Nord

La bellezza salverà il mondo, diceva il principe Miskin nell'Idiota di Dostoevskij. La bellezza della natura salverà le nostre città, si potrebbe asserire oggi con la vista acutizzata dalla consapevolezza che il compito di tutelare l'ambiente non si può più rimandare a domani. E se il Politecnico già lancia l'allarme sulle aree più a rischio per future possibili pandemie nel mondo (ovvero quelle in cui si continuano a distruggere foreste per fare spazio agli allevamenti), anche nei contesti urbani urge un cambiamento di paradigama. Perché il consumo di suolo non va solo ridotto, ma fermato (anzi lo stop sarebbe già dovuto arrivare da tempo), e le superfici verdi devono moltiplicarsi a dismisura. Sì, proprio a dismisura. Altrimenti Milano, terza città più densamente popolata in Europa, soffocherà. Per mancanza di ossigeno e per eccesso di caldo. 

Se si continua alla vecchia maniera il nostro futuro assomiglierà a quello rappresentato nel film del 1973 (dal titolo preveggente in modo inquietante) '2022: i sopravvissuti', a base di clima torrido, inquinamento e sovrappolazione. Ma un'alternativa, anche a Milano, c'è. Aumentare le superfici vegetali e connetterle tra loro. In questa precisa ottica si sviluppa la proposta che Legambiente ha avanzato già da anni (e che ha rilanciato nei giorni scorsi in occasione della Giornata mondiale dell'ambiente), sulla realizzazione di un maxi parco metropolitano. La creazione di piste ciclabili e aree pedonali durante il periodo pandemico e il progetto di riqualificazione degli scali ferroviari costituiscono decisivi passi verso un futuro sempre più green, ma per contrastare l'inquinamento dell'aria e il surriscaldamento globale, urge ed è imprescindibile moltiplicare gli spazi verdi in città.

Il mega parco diffuso, di circa 5mila ettari e con 5 milioni di alberi, si svilupperebbe come un enorme corridoio di vegetazione tra il Parco Nord, il Parco Agricolo Sud, i 17 parchi locali di interesse sovracomunale, le quattro aree natura 2000 di importanza comunitaria, le 13 aree di grande valore naturalistico, i 230 fontanili attivi, i 3.800 Km di canali irrigui e i 3 milioni di alberi del progetto ForestaMI. Il risultato sarebbe un nuovo e sanissimo polmone per una città che soffre di insufficienza respiratoria cronica, ma anche un climatizzatore naturale che renderebbe il capoluogo lombardo più fresco, combattendo le isole di calore (e magari rendendo superfluo l'uso dell'aria condizionata). La presenza di nuovi alberi e piante, poi, gioverebbe anche alla fauna selvatica, innescando un circolo virtuoso per quell'ambiente urbano che la cementificazione scriteriana ha reso miserrimo dal punto di vista naturalistico. Va da sé che la qualità della vita dei milanesi - 5 milioni di persone tra città e hinterland - subirebbe un'impennata. 

L'idea c'è e ha tutte le caratteristiche per essere vincente. Si organizzino tavoli di confronto, intervengano le istituzioni, le comunità locali sollecitino. Il tempo per cambiare il domani è adesso. Che senza questo grande abbraccio verde, Milano rischia di rimanere soffocata.

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