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Da San Sepolcro a San Giorgio

A fianco dell'ala seicentesca della biblioteca ambrosiana, sul luogo dell'antico foro romano, troviamo una chiesa fondata nel 1030 da Benedetto Rozone, il cui nome è legato alla Zecca milanese... Scopri l'itinerario

A fianco dell’ala seicentesca della biblioteca ambrosiana, sul luogo dell’antico foro romano, troviamo una chiesa fondata nel 1030 da Benedetto Rozone, il cui nome è legato alla Zecca milanese.

Inizialmente dedicata alla Santa Trinità viene consacrata al Santo Sepolcro nell'imminenza della II crociata e resa simile a quella di Gerusalemme. Nel 1578 Carlo Borromeo la assegna alla congregazione degli Oblati e, nel 1605,  il cugino Federico incaricò Aurelio Trezzi di rinnovare gli interni.

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La facciata che oggi vediamo venne ricostruita nel 1717 e poi rifatta sul finire del 1800  in chiave neoromanica tripartita in cotto a vista. L’interno invece conserva l’aspetto datole nel XVII secolo ed è qui possibile ammirare due gruppi in terracotta colorata del 1500, arredi del 1600 ed affreschi del XIV secolo.

Da San Sepolcro a San Giorgio © Milanodavedere.it

Di grande interesse è la cripta, dove è possibile vedere delle colonne della milano imperiale romana. Proprio di fronte alla chiesa si trova palazzo Castani,  sede del 1° distretto di polizia: la facciata settecentesca incorpora  un portale del 1400 con medaglioni simili a monete romane.  Spostandoci di poco, arriviamo in via Valpetrosa, dove al numero civico 5 troviamo la Casa dei Grifi, un gioiello della Milano sforzesca; nell’800 fu sede dell'albergo Gran Parigi ed era il punto di partenza della diligenza per Pavia.  

Poco distante da qui troviamo la chiesa di San Giorgio al Palazzo, così chiamata a ricordo del Palatium romano. Una prima chiesa venne qui  eretta nel 750 dal vescovo Natale, poi ricostruita nel 1129 e radicalmente trasformata da Richino dal 1623.

L'interno risale alla prima metà del 1800 ma altri rifacimenti risalgono alla fine del XIX .

Nella terza cappella a destra non si può non notare  il ciclo pittorico di Bernardino Luini relativi alla Passione di Cristo. Di grande interesse sono anche le acquasantiere ricavate in capitelli romanici della chiesa precedente. Forse qui Costantino imperatore emanò il famoso editto del 313 con cui si dichiarava libertà di culto ai Cristiani.

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