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Chiesetta del Nocetum, a due passi da Milano

Piazzale Corvetto, e poi pochi minuti di viaggio: e si fa un passo nella storia

Sabato mattina: dopo la sfuriata di venerdì sera, il tempo sembra bello. La sveglia questa mattina non è servita: il sole l’ha sostituita, entrando dalla finestra e facendomi capire che era ora di partire.

Eh già, oggi si viaggia. Oddio, forse “viaggio” è un po’ esagerato. Diciamo che oggi il giro è un filo più lungo del solito. Macchina fotografica, telefono e via: Tobi ed io siamo pronti per partire (Tobi, o per meglio dire Tobia, era il mio gatto. Da quando non c’è più chiamo così il mio fidato scooter, compagno di mille e più avventure).

La strada per quanto costellata da migliaia di semafori è molto facile: una volta arrivati in piazzale Corvetto, si seguono le indicazioni per Chiaravalle. Pochi minuti di uno stradone semi periferico e si arriva. E’ curiosa la sensazione che si prova a pochi metri dall’arrivo: all’altezza di una rotonda è come se ci fosse un confine invisibile tra la città e la campagna.

Di punto in bianco i palazzi spariscono, le altezze delle case non superano il primo piano ed al posto dell’asfalto, prati a perdita d’occhio. Siamo in via San Dionigi e venendo da Milano, sulla sinistra al numero 77 troviamo la chiesetta del Nocetum. Lasciato riposare al bordo della strada il mio fido compare che, in un momento di euforia nell’ultimo tratto, respirando aria di campagna si è spinto alla considerevole velocità di 52 chilometri orari (consumando però come un carro armato!) inizio il mio giro di ricognizione.

Scatto qualche foto, sbircio per capire se qualcuno è presente, ma nulla. Rifaccio il giro, posto le foto sui vari social, ma dopo 20 minuti ancora nessuno. Mentre infilo il casco un po’ deluso per ritornare verso casa, un camioncino carico di panchine suona al cancello. Arriva una suora che apre, affinchè il prezioso materiale che servirà per fa accomodare un po’ di gente, possa essere scaricato nel parco a fianco della chiesa.

Approfitto per chiedere se sia possibile fare qualche foto dalla parte interna del cortile e suor Ancilla (mi sembra di aver capito questo nome) non solo mi fa accomodare, ma comincia a raccontarmi tutta la storia del luogo. Affascinato dai racconti, cerco di immagazzinare più nozioni possibili e, quando la suora viene chiamata per dei lavori, finisco il mio giro di fotografie. Soddisfatto per il “reportage” mi avvio verso il cancello, non prima però di aver ringraziato suor Ancilla che, chiavi in mano mi dice di aspettare un attimo che mi avrebbe aperto la chiesa.

Ora, per chi non lo avesse letto, pochi giorni fa è stata fatta una conferenza che ha illustrato cosa è stato trovato sotto la pavimentazione della chiesa durante dei lavori di restauro. Pur a digiuno di qualsiasi nozione di archeologia, la possibilità di trovarmi a pochi metri da uno scavo archeologico è una di quello (poche) cose che mi fanno venire la pelle d’oca. Vi lascio immaginare quindi la mia sensazione e la mia emozione quando, dopo aver aperto il piccolo portone, suor Ancilla mi ha fatto entrare dentro la chiesetta. Qui mi ha deliziato con altri racconti, compresi gli ultimi accadimenti.

A bocca aperta cercavo di guardare ogni cosa: gli scavi, le ossa che spuntavano dalla terra, i blocchi di pietra che coprono altri resti, ma anche gli affreschi in alto sopra l’altare. Apprendo che sotto un telo, ad un paio di metri da me, ci sono le ossa di una mamma con il suo bambino; il piccolo tra le mani tiene una moneta. Non ho fotografato nulla di quanto ho visto: mi è stato chiesto di non fare fotografie. Solitamente sono richieste che, come dire… prendo poco in considerazione, ma in questo caso la gentilezza della mia accompagnatrice mi ha impedito di tirar fuori la macchina di tasca.

Con il sorriso stampato sulla faccia, ringrazio suor Ancilla, dandole appuntamento al prossimo giro e, dopo aver svegliato Tobi, riparto verso casa. Appena rientrato posto qualche foto della chiesa, scrivo due righe su quanto visto e mi vien fatto notare che probabilmente quanto riportato sui vari quotidiani dei giorni scorsi, ovvero che “Reperti dei primi secoli del cristianesimo sono stati scoperti nella chiesetta dei santi Giacomo e Filippo, in via San Dionigi, nel Parco Sud” potrebbe non essere del tutto corretto. Io non so dare un parere tecnico e quindi aspetterò che gli archeologi attualmente impegnati ci diano una risposta.

Ad ogni modo che siano resti di 2000 o 1000 anni fa, rimane certa una cosa: questo è uno dei tanti luoghi che Milano custodisce talmente tanto bene che quasi li nasconde.

Luoghi che dovrebbero essere visitati non solo dagli addetti ai lavori o da chi abita lì vicino, ma da tutti i milanesi e dai tanti turisti che arrivano in città. E se in questo momento avete la sensazione che questo mio racconto vi abbia solo fatto incuriosire perché in fondo non di quanto mi è stato raccontato così tanto non ho scritto, bè, avete ragione. Prendete la bicicletta o la metropolitana (fermata Corvetto) e andate a vedere di persona. E’ un “viaggio” che consiglio.

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