Massimiliano Melley

Opinioni

Massimiliano Melley

Giornalista MilanoToday

Piano City è coraggio e voglia di normalità: ora attendiamo che riparta tutto lo spettacolo

Torna in presenza il festival pianistico diffuso diventato "cult" a Milano, anche se con un'edizione ridotta rispetto all'era pre covid. L'intero comparto dello spettacolo dal vivo, invece, non riparte ancora del tutto

Yulianna Avdeeva suona a Base Milano per Piano City (foto Pianocitymilano/Ig)

Nel 2019 i concerti erano stati più di 450, nel 2020 non si è potuto far altro che andare online, nel 2021 si torna in presenza con 105 esibizioni dal 25 al 27 giugno (con un'anticipazione il 23). E' Piano City, la manifestazione diventata "cult" a Milano che, per un weekend, rende la città un grande placoscenico. Un ritorno che i milanesi certamente aspettavano con ansia, insieme alla voglia generale di ripartire e, in particolare, di tornare ad assistere agli spettacoli dal vivo. Se n'è parlato in ogni salsa durante la pandemia covid (non ancora terminata): lo streaming non sostituisce l'esperienza di un'esibizione live, non potrà mai farlo. Lo spettacolo nasce dal vivo, attorno al fuoco degli uomini primitivi e poi negli anfiteatri, nelle arene, nei teatri. 

Il coraggio di chi organizza Piano City va premiato e riconosciuto: non era semplice né scontato mettere in piedi un festival di tre giorni se, fino a pochi mesi fa, nessuno era certo di una possibile ripartenza dei concerti. Le regole di riapertura sono ancora eccessivamente rigide e antieconomiche per molti soggetti organizzatori, costringendo a un pubblico ridotto (non più di mille all'aperto) e solo nelle fasce gialle o bianche. Le regole, fissate quando non era affatto escluso ritrovarsi all'improvviso in zona arancione o rossa, non hanno consentito (ancora) una vera ripartenza del settore. 

A scarto ridotto: 105 esibizioni, 13 location

Quella del 2021 sarà necessariamente un'edizione "a scarto ridotto" in confronto a quelle pre covid. Un centinaio di esibisizioni rispetto, come ricordato sopra, alle oltre 450 del 2019. Ma con il crossover di generi che ha sempre caratterizzato Piano City, seppure non così ampio come in passato: mancano, per esempio, la musica barocca, l'elettronica e il rock, mentre si dà comunque risalto (oltre alla classica) alla musica contemporanea e al jazz, senza trascurare le colonne sonore con un doveroso omaggio a Ennio Morricone, scomparso lo scorso luglio. E sarà ridotta anche nei luoghi. Gli organizzatori sono riusciti, come in passato, ad andare in quasi tutti e nove i Municipi di Milano ma, anche per ragioni di restrizioni e regole e, quindi, per evitare troppe complicazioni, le location non sono molte. Resta il palcoscenico principale alla Galleria d'Arte Moderna di via Marina: in centro vi si aggiungono il cortile d'onore della Statale e il giardino della Triennale.

Una sola location invece per la maggior parte degli altri Municipi: il Giardino condiviso di via San Faustino all'Ortica (Municipio 3), l'Abbazia di Chiaravalle (Municipio 4), Cascina Campazzo (Municipio 5) che torna ad essere location di Piano City dopo qualche anno, Base Milano (Municipio 6) e il Volvo Studio di Porta Nuova (Municipio 9). Fanno eccezione il Municipio 8 che non ospiterà nemmeno un concerto, il Municipio 2 con due location entrambe rinate grazie ai patti di collaborazione tra Comune di Milano e associazioni (l'ex piscina del Parco Trotter e i giardini di via Mosso) e il Municipio 7 che, invece, offre ben tre location: l'Ippodromo di San Siro, Mare Culturale Urbano e, per due esibizioni di "piano risciò", i giardini di via Dezza.

E, oltre all'appena citato "piano risciò", torna l'idea forse più suggestiva di Piano City, i concerti all'alba: quello di sabato 26 all'Ippodromo, quello di domenica 27 all'ex piscina del Parco Trotter. In entrambi i casi l'appuntamento è alle 5 di mattina e, come per tutti gli altri concerti di Piano City, bisogna prenotare l'ingresso. Mancano invece all'appello i concerti nei cortili e quelli nelle case private: troppo complicati da organizzare con le restrizioni ancora in vigore, dunque va bene così. Si poteva, forse, osare di più sulle location all'aperto. Perché non utilizzare ad esempio la Certosa di Garegnano, già palcoscenico dell'orchestra della Scala nell'estate 2020, per programmare concerti anche nel Municipio 8? E perché non provare con qualche esibizione di "piano risciò", che non comporta molte problematiche organizzative, nei parchi di periferia come, qualche anno fa, al Parco delle Cave?

In attesa della vera ripartenza dello spettacolo

Ma questo, al limite, è cercare il "pelo nell'uovo". Ora è soprattutto importante l'uovo, stando nella metafora. E l'uovo è che si torna ad ascoltare (grande) musica dal vivo, in maniera diffusa e accessibile. Manifestazioni come Piano City servono ad avvicinare le persone alla musica nella speranza che, con la ripartenza vera delle sale da concerto, il pubblico riempirà anche queste; e servono, anche, a unire i cittadini intorno a una passione, a far sentire comunità, a "fare la città" intesa come insieme di esperienze e vissuto, oltre che di quartieri, palazzi, parchi, strade, piazze. Per questo, bentornata Piano City. Il prossimo (indispensabile) passaggio sarà quello di poter dire "bentornato spettacolo dal vivo" in tutte le sue forme e in ogni suo luogo, dai teatri sovvenzionati a quelli non sovvenzionati, dalle grandi arene estive all'aperto alle sale di periferia. 

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