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Lunedì, 29 Novembre 2021

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Redazione MilanoToday

Rom, rom, rom…che grande problema eh?

Continui sgomberi e ri-sgomberi degli stessi campi rom a Milano. Ma invece che investire in ruspe e poliziotti in tenuta anti-sommossa, perché non stipendiare dei mediatori culturali? Quando avere delle idee intelligenti costa meno che averne di idiote

Sono notizia di questi giorni a Milano i ripetuti sgomberi di campi o di accampamenti di Rom (abusivi o meno), il più eclatante è sicuramente quello del Triboniano, abitato per la maggior parte da migranti regolari. L'accanimento contro i rom sembra essere uno degli sport preferiti dello sceriffo De Corato, sempre alla ricerca di buoni spunti violenti per fomentare il popolino (che adora queste manifestazioni di forza).

A fine 2009 proprio in concomitanza con uno degli sgomberi del campo rom di Via Rubattino, in una conferenza stampa sulla sicurezza, il vice sindaco De Corato aveva annunciato che gli sgomberi erano arrivati a quota 166. A questo punto vale la pena di fare alcune considerazioni.

Posto che a Milano non ci sono 166 campi rom, evidentemente le aree più o meno dismesse che vengono sgomberate vengono poi anche rioccupate (e quindi probabilmente ri-sgomberate di nuovo). Per demolire un campo rom ci vogliono ruspe, agenti ecologici, camion della nettezza urbana e in alcuni casi anche le forze dell'ordine: un evidente dispendio di denaro ogni volta. Quindi: se gli sgomberi devono essere fatti in continuazione nelle stesse zone (con regolare e corposo dispendio di denaro), evidentemente non è un buon modo per risolvere il problema.

Se il Comune poi ha tutti questi soldi da buttare via, gli converrebbe investirli nella Mediazione Culturale. Sono la prima a notare le palesi differenze nello stile di vita che ci sono tra noi e la comunità rom e quindi sarebbe opportuno che la pubblica amministrazione stipendiasse delle persone che conoscono profondamente questa cultura e sono quindi in grado di mediare tra stili di vita molto differenti tra loro: il mediatore culturale infatti, non è solo colui che conosce la lingue straniera dei migranti ma ha anche una certa familiarità con gli usi e costumi di una determinata cultura. In questo modo magari si riuscirebbero anche ad abbattere certi stereotipi del tipo: i rom "rubano", "hanno i denti d'oro", "non mandano a scuola i loro bambini" oppure (il mio preferito in assoluto) "vivono nelle roulotte e poi guidano le Mercedes".

Nel frattempo...Buona città!

S.

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