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Perché si mangia il panettone a San Biagio? La spiegazione della tradizione milanese

Il santo viene festeggiato ogni 3 febbraio mangiando un panettone (benedetto) avanzato da Natale

San Biagio fa rima con panettone, specialmente a Milano. Una usanza particolarmente sentita proprio all'ombra della Madonnina. Una tradizione antica, legata a un passato dal sapore contadino e a una città che non aveva ancora intrapreso la strada per diventare una metropoli. Tempi lontani, legati a un capoluogo che non era altro che un dedalo di case di ringhiera divise da un reticolo di Navigli. Una città in cui le merci viaggiavano su grossi barconi, ci si spostava a cavallo (o con i muli) e in strada si parlava comunemente il dialetto. Una Milano romantica meravigliosamente bella. E che si può ammirare attraverso le tele di Giovanni Segantini e Angelo Inganni. Per dirla con le parole di Nanni Svampa era una Milano da Te se ricordet i temp indree?.

Tralasciando il fascino della Milano Ottocentesca (se vi interessa alle Gallerie d'Italia troverete pane per i vostri denti) e ritornando alla tradizione ecco perché si mangia il panettone di San Bias che al benediss la gora e 'l nas.

Procediamo con ordine. San Biagio (Biagio di Sebaste) fu medico e vescovo cattolico vissuto a cavallo tra il III e il IV secolo in Asia Minore. A causa della sua fede fu imprigionato dai Romani, durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana: per punizione fu straziato con pettini di ferro usati per cardare la lana. Morì decapitato.

La chiesa cattolica lo ha dichiarato santo e protettore della gola riconoscendogli un "miracolo". Secondo la tradizione, infatti salvò un giovane da una lisca che gli si era conficcata in gola: Biagio diede al ragazzo morente una grossa mollica di pane che scendendo in gola la rimosse. 

San Biagio, perché si mangia il panettone?

Il legame con Milano però è molto più moderno. E in particolare è dovuto a un frate goloso di nome Desiderio e a una massaia. Secondo la leggenda, tutto iniziò poco prima del periodo natalizio quando quest’ultima portò al frate un panettone affinché lo benedicesse. Lui, forse troppo occupato o procrastinatore, certamente molto goloso, si dimenticò del dolce per diversi giorni, salvo spiluccarlo man mano fino a non far rimanere solo l'involucro. Quando la donna tornò era il 3 febbraio e il panettone era già finito da un bel pezzo. Ma il religioso non si perse d’animo e condusse la donna all’angolo nel quale c’era l’involucro, pronto ad accampare qualche scusa per la sua "scomparsa". Ma con grande meraviglia scoprì che il panettone era "riapparso" grosso il doppio. E così questa sovrannaturale apparizione fu attribuita a San Biagio.

La tradizione contadina vuole che la mattina del 3 febbraio la famiglia faccia colazione con l’ultimo panettone superstite delle feste natalizie. Al dolce vengono attribuite proprietà "miracolose" in grado di preservare dai malanni della gola.

Panettone di San Biagio, un business anche per i pasticceri

Se per la tradizione il panettone di San Biagio è un "superstite" casalingo del Natale, secondo la Camera di Commercio i milanesi preferiscono acquistarne uno fresco. Il motivo? Soprattuto i prezzi, molto più bassi rispetto a Natale.

Secondo i dati di via Meravigli la tradizione di San Biagio è ancora sentita, non solo: " È è stabile il trend di vendita del panettone dopo le feste rispetto allo scorso anno".

Inoltre secondo tre pasticceri su quattro il panettone resta legato soprattutto ai soliti periodi tradizionali. Per un pasticcere su quattro è invece sempre più richiesto al di fuori delle feste, in particolar modo come "dolce invernale" e per alcuni rimane il dolce tipico tutto l’anno.

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