La polizia trova 15 milioni di euro nascosti nel muro di una casa

Il denaro appartiene a Massimiliano Cauchi: già arrestato per traffico internazionale di droga. Lui insieme ai complici aveva portato in Italia oltre una tonnellata di hashish. Foto e video

Il muro e le scatole con i soldi

I muri nella sua storia criminale erano già comparsi per lo meno una volta. Quella quando con i 'suoi' aveva nascosto la bellezza di 1.100 chili di hashish dietro una parete posticcia in un garage in zona via Padova a Milano. Ha usato la stessa tecnica anche ora, ma al posto della droga, dietro al muro c'erano 28 scatole di cartone con all'interno migliaia di banconote: per oltre 15 milioni di euro cash.

Video: 15 milioni di euro nascosti dietro un muro

Per gli uomini della Squadra Mobile di Milano, guidati da Marco Calì, l'operazione 'Flashback' è stata a tutti gli effetti come rivivere un momento già vissuto. Stesso nome, quello del narcotrafficante Massimiliano Cauchi, stessa modalità per nascondere il suo tesoro. E questa volta, a finire nei guai - oltre al narcos, riportato in carcere dagli arresti domiciliari - ci sono anche suo padre Giuseppe Cauchi e il muratore di fiducia della famiglia, Carmelo Pennisi.

Dopo l'esecuzione di una serie di perquisizioni delegate dalla Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia a carico di Massimiliano Cauchi, Giuseppe Cauchi, Carmelo Pennisi e un'altra persona a loro legata, ritenute partecipi, a vario titolo, dell'ingente traffico internazionale di hashish gestito da Massimiliano nel territorio milanese e in tutto il Centro Nord Italia, gli agenti della polizia hanno arrestato i tre. Le manette sono scattate durante il fine settimana.

Il traffico internazionale di hashish: via mare dal Marocco

Si tratta di un'operazione che 'completa' a livello invesitgativo l'attività d'indagine che a ottobre 2019 aveva portato all'arresto di Massimiliano Cauchi, 46 anni, e Marco Bruno Bernini, 53enne, a capo del gruppo che nel settembre dell'anno precendente era riuscito a portare a Milano oltre una tonnellata di hashish dal Marocco grazie al trasporto combinato con uno yacht, un gommone e una Jeep. In cella, nell'ordinanza firmata dal Gip Raffaella Mascarino per traffico internazionale di droga, erano finiti anche Silvestro Giannini, armatore 49enne, e Antonino Cannata, 42enne residente a Milano. Ai domiciliari era andata la 41enne Melissa M. e l'obbligo di dimora era scattato per Antonino C., un 50enne del Pavese. 

La tonnellata di droga murata in garage: foto

Le indagini hanno avuto origine il 24 settembre 2018, quando i poliziotti della Sezione Antidroga della Squadra Mobile milanese hanno arrestato Fabio Papa per la detenzione di 1.100 chili di hashish e 589 grammi di cocaina, rinvenuti all'interno di un box in una autorimessa sotterranea tra via Padova e via Palmanova. La sostanza stupefacente era stata occultata in un'intercapedine costruita ad hoc a ridosso della parete situata nel fondo del box. In tale circostanza fu rinvenuto anche un dispositivo satellitare radar per imbarcazioni marca Garmin nuovo e ancora imballato.

L'attività investigativa che ne è scaturita aveva consentito alla Squadra Mobile di ricostruire la struttura dell'organizzazione criminale dei trafficanti che, con base operativa nell'hinterland milanese, aveva organizzato e finanziato l'importazione dell'hashish dal Marocco, avvalendosi di un corriere per il trasporto marittimo e di altri soggetti per il trasporto dalle coste liguri al territorio milanese e al successivo stoccaggio in box con vani artefatti creati tra la parete e un muro artificiale.

La storia criminale di Cauchi e il tesoro nascosto

Massimiliano Cauchi, siciliano di origini, è uno il cui nome non era nuovo nelle indagini per droga in varie parti di Italia. Per esempio, già durante la prima parte dell'operazione, quel nome era emerso in un'indagine condotta dalla Squadra Mobile di Bologna, coordinata dalla Dda della Procura di Bologna, tra il 2012 e il 2014, culminata proprio a settembre 2018 con l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere perché ritenuto appartenente a un'associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, con modalità identiche a quelle ricostruite per l'importazione del carico sequestrato il 24 settembre 2018.  

La prosecuzione delle indagini della polizia di Stato nei confronti di Cauchi ha fatto emergere la convinzione che il narcotrafficate avesse accumulato un importante patrimonio economico nascosto da qualche parte. Per questo, gli agenti della Sezione Antidroga della Squadra Mobile hanno eseguito una serie di perquisizioni presso alcuni luoghi nella disponibilità di Cauchi, di una donna legata a lui, del padre Giuseppe e di Carmelo Pennisi, individuato come colui che realizzava le opere murarie artificiali, necessarie ad occultare droga e denaro.

I 15 milioni in un appartamento di via Casoretto

Finalmente, in un'abitazione 'normale', 'quasi umile', in via Casoretto a Milano, dove viveva il padre, i poliziotti, confrontando la planimetria dell'appartamento con la condizione reale dello stesso, hanno notato una discrasia in termini di distanze della parete dietro l'armadio della camera da letto. In pratica c'erano circa 40 centimetri di differenza tra il documento cartaceo e la condizione reale. Spostato l'armadio e accertato, toccando la parete, che verosimilmente vi erano delle parti vuote al suo interno, i poliziotti hanno provveduto a demolirla. 

La scoperta è stata significativa. Stesso trucco della parete per creare un'intercapedine con il muro perimetrale, al cui interno gli agenti hanno rinvenuto 28 scatoloni con numerose mazzette di denaro contante, in banconote di vario taglio dai 500 ai 10 euro, per un valore totale di circa 15 milioni di euro. Sempre all'interno dell'appartamento, in una cassaforte, i poliziotti hanno rinvenuto altre banconote per un valore complessivo di 140mila euro circa, mentre ulteriori 27mila euro sono stati rinvenuti occultati nel soppalco di un'autofficina nella disponibilità di uno degli indagati. L'intera somma di denaro è stata depositata dalla polizia di Stato presso la sede milanese della Banca d'Italia.

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Dopo i sequestro, il gip del Tribunale di Milano, su richiesta della locale Dda, ha emesso un provvedimento di aggravamento della misura cautelare in corso nei confronti di Massimiliano Cauchi, passata dagli arresti domiciliari alla custodia cautelare in carcere, nonché un'ulteriore misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di Giuseppe Cauchi, per riciclaggio, e Carmelo Pennisi, per concorso nell'associazione per delinquere. L'autorità giudiziaria ha, inoltre, disposto, il sequestro preventivo del denaro: 'presto', con molta probabilità, le casse dello stato avranno 15 milioni di euro in più.

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