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Milano, droghe rare, una villa per essiccare 'erba', armi e un traffico da 20 mln: 17 arresti

È il bilancio dell'operazione battezzata 'Royale', coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotta da guardia di finanza e polizia locale di Milano

Diciassette persone, italiane e albanesi, in manette alle prime luci dell'alba di mercoledì 10 marzo. È il bilancio dell'operazione battezzata 'Royale', coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotta da guardia di finanza e polizia locale di Milano.

La complessa e articolata attività investigativa dal mese di gennaio 2019, ha portato all'arresto di dieci soggetti per reati connessi al traffico di sostanze stupefacenti e al maxi-sequestro, in Spagna, di quasi sei tonnellate di cannabis. Dopo l'esecuzione dell'ordinanza di misure cautelari del Gip di Milano di mercoledì sette persone sono finite in carcere, una agli arresti domiciliari e nove hanno ricevuto l'obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria. Tra le accuse a cui dovranno rispondere quella di traffico di stupefacenti, detenzione illegale di armi da fuoco e tentato furto e tentata rapina.

Tre gruppi per spacciare droga

Gli investigatori hanno individuato tre gruppi autonomi di persone, sia italiani sia stranieri, dei quali gli arrestati di mercoledì facevano parte, che a vario titolo erano attivi nel traffico di sostanze stupefacenti a Milano, avendo comunque tra loro elementi di connessione. Più nel dettaglio una prima cellula, formata da italiani e albanesi, uno dei quali anche affidato in prova al servizio sociale, svolgeva attività di spaccio di cocaina e marijuana a Baggio e nei comuni di Abbiategrasso, Assago, Bareggio, Corsico e Rozzano. Nel corso delle indagini, per questo primo gruppo, è stato documentato non solo il possesso illegale di armi da sparo e l'utilizzo di sofisticati cellulari, criptati con specifici software, ma anche l'abitudine di usare luoghi poco frequentati, come la zona adiacente a un cimitero, per svolgere le proprie riunioni.

Una seconda cellula era totalmente composta da persone di origine albanese e in contatto con un connazionale recluso in un carcere italiano da dove comunicava con l'esterno illecitamente attraverso un telefonino. Questo gruppo aveva un forte interesse ad estendere la propria area di attività di spaccio ad alcuni comuni dell'hinterland ovest di Milano, e spesso si procacciava nuovi clienti all'interno di famosi locali esclusivi nei quartieri della modiva cittadina, offrendogli cocaina ma anche stupefacenti 'rari', come marijuana del tipo 'amnesia' ed hashish 'kritical'. Lo scorso marzo tre fratelli di questo sodalizio erano stati arrestati in flagrante dalla locale di Milano per spaccio.

La terza e ultima cellula, formata anche questa da persone albanesi, era attiva nel traffico di cocaina e aveva interessi in Italia, Albania e Germania. Il piano di questo gruppo era di riciclare i proventi dello spaccio gonfiando gli incassi giornalieri di un barbiere di Rozzano. I componenti del sodalizio volevano realizzare una vera e propria 'ristrutturazione' del loro business di spaccio di 'coca', vista la poca remuneratività della piazza di Milano, dove i prezzi di vendita risultavano diminuiti a causa di un eccesso di offerta. L'obiettivo era penetrare il mercato della marijuana milanese e dei comuni limitrofi abbattendo i costi produzione attraverso la coltivazione diretta di cannabis in Spagna, avvalendosi dell'appoggio logistico di un connazionale, esperto in agronomia.

Lo scorso luglio, proprio in questo Paese grazie alla collaborazione delle forze dell'ordine locale, era stata individuata un'estesissima piantagione di marijuana, nascosta in un bosco su di una collina dell'area naturale di Noguera Ribagorzana, di una piantagione indoor all'interno di un edificio a Alto Aragonese di Monzon e di una villa nella Provincia di Lérida, utilizzata come centro operativo e per l'essicazione e il confezionamento dello stupefacente. All'epoca erano state sequestrate 7.875 piante di marijuana, per un peso complessivo pari a 5.790 chilogrammi e quattro persone, tutte albanesi, erano finite in manette. L'ingente quantità di stupefacente, se immesso sul mercato, avrebbe procurato al gruppo indagato un profitto illecito di oltre 20 milioni di euro. Sono attualmente ancora in corso di esecuzione perquisizioni in tutto in Lombardia e in Piemonte. 

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