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Milano, mai più famiglie in strada: il Comune dovrà trovare casa a chi viene sfrattato

Firmato un protocollo tra tutte le parti coinvolte: gli ufficiali giudiziari dovranno comunicare lo sfratto almeno venti giorni prima. E il comune dovrà attivarsi per trovare una soluzione

Perché non ci sia più nessun Nicola. Perché non ci siano più Luca, Mina e Ryan. Perché nessuna famiglia rischi più di trovarsi senza un tetto sulla testa dopo aver perso il lavoro e i soldi per pagare l’affitto. 

Punta a ridare dignità alle famiglie sfrattate il nuovo protocollo amministrativo firmato mercoledì da prefettura, questura, ufficiali giudiziari, regione, comune di Milano, Aler, Mm e dai sindacati inquilini. 

L’accordo regola “la gestione della concessione della forza pubblica nell’esecuzione degli sfratti” e - indirettamente - “costringe” il comune a far sì che da ora in poi nessuno rischi di trovarsi improvvisamente in strada. 

“A differenza di ora, che lo sfratto ti piove sulla testa da un momento all’altro - spiega a MilanoToday Leo Spinelli del Sicet -, da questo momento in poi gli ufficiali giudiziari devono chiedere entro cinquanta giorni l’intervento della forza pubblica e confermarlo entro un mese dall’esecuzione”. 

“Entro venti giorni, invece, il commissariato conferma se ci sarà o non ci sarà lo sfratto”, evidenzia Spinelli del sindacato inquilini, casa e territorio. Sembra un tecnicismo burocratico, ma quei venti giorni - secondo il nuovo protocollo - servono per dare la possibilità al comune di trovare un nuovo alloggio popolare o una collocazione temporanea per la famiglia da sfrattare. 

Il passo in avanti, insomma, è stato fatto. Anche se una soluzione definitiva all’emergenza ancora non è stata trovata. “Per far sì che il protocollo funzioni bisogna aumentare gli alloggi da offrire alle famiglie - sottolinea il sindacalista del Sicet -. E c’è la necessità che palazzo Marino riapra la possibilità per le famiglie in emergenza di chiedere l’accesso in deroga alle liste di assegnazione di case popolari”. 

Soddisfazione per l’accordo anche nelle parole dell’assessore regionale alla casa Fabrizio Sala, uno dei firmatari del protocollo. “Dato il numero molto alto di famiglie sottoposte a procedure di sfratto che non hanno un altro alloggio dove trasferirsi e che rischiano dunque di rimanere in mezzo a una strada abbiamo studiato una modalità attraverso la quale evitiamo che vengano eseguiti sfratti con l'ausilio delle forze dell'ordine senza alcuna minima tutela per le famiglie coinvolte. L’accordo - spiega l’esponente del Pirellone - stabilisce i tempi esatti per consentire al Comune di individuare efficaci soluzioni abitative alternative in modo da offrire un'immediata soluzione alle famiglie sfrattate". 

“Oggi è stato raggiunto un risultato importante - esulta Stefano Chiappelli, segretario generale del Sunia Milano -. Come chiedevamo da tempo, sin dai primissimi incontri, verrà garantito il passaggio da casa a casa alle famiglie che vivono il trauma di poter finire per strada. Con questo provvedimento vengono organizzate tutte quelle procedure, con dei tempi ben precisi, per garantire a quelle famiglie sfrattate una possibile ricollocazione abitativa”.

Le diecimila case popolari vuote in città restano. Ma almeno, da mercoledì, non dovrebbe esserci più famiglie in strada. 

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