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La proprietà non registra subito il contratto d'affitto: il giudice riduce il canone

La legge prescrive 30 giorni perentori per registrare il contratto. Ma all'inizio la proprietà lo negava dopo una "diatriba" sulla sistemazione della cucina

Il proprietario dell'appartamento (una società) tardava pretestuosamente a registrare il contratto di locazione, ma anche a eseguire lavori urgenti per sistemare il cattivo stato della cucina. Il termine per la registrazione è però perentorio entro trenta giorni dalla stipula del contratto: e così ora il Tribunale di Milano ha dato ragione alla coppia di inquilini, stabilendo che il canone dovrà essere quello concordato in seguito all'accordo locale tra il Comune di Milano, i sindacati e le associazioni di proprietari; e condannando la proprietà a restituire le somme in eccesso finora pagate.

«Un importante riconoscimento del diritto dell’inquilino ad avere sicurezza e certezza nei confronti del proprio proprietario di casa con l’ulteriore possibilità di vedersi riconosciuto l’applicazione del canone di affitto secondo i valori minimi dei contratti a canale concordato e, quindi, con un significativo vantaggio economico», spiega soddisfatto il responsabile dei legali del Sunia di Milano, Giuseppe Jannuzzi.

Tutto inizia nel mese di marzo del 2018, quando la coppia stipula un contratto di locazione per un appartamento in zona Turro, a Milano. Il contratto decorre dal 1 marzo e, il giorno successivo, la coppia entra nell'appartamento accorgendosi del pessimo stato di conservazione della cucina, chiedendone subito la sistemazione o la sostituzione. La proprietà propone la sostituzione con spesa compartecipata a metà, ma la coppia rifiuta e chiede il ripristino della funzionalità della cucina. A quel punto la proprietà "tentenna" nel registrare il contratto come da termini di legge, entro trenta giorni, salvo poi affrettarsi a farlo quando interviene l'ufficio legale del Sunia Milano.

La coppia vince la causa

Si va comunque in causa, perché la legge è chiara: se il contratto non viene registrato entro trenta giorni, l'inquilino ha diritto al canone concordato minimo, che è sensibilmente più basso rispetto a quello di mercato. In questo caso, poco più di 500 euro al mese contro 758 euro. La coppia vince la causa, data la prova evidente di un contratto di locazione "4+4" a decorrere dal 1 marzo 2018. Di conseguenza il canone viene ricalcolato d'ufficio e la proprietà è condannata a risarcire quanto finora pagato in più dalla coppia: poco più di 3.100 euro. 

Manutenzioni straordinarie: sempre a carico della proprietà

E la cucina? La coppia ha chiesto un'ulteriore riduzione del canone per "vizi della cosa locata" (art. 1578 codice civile), ma il giudice è di altro avviso: si tratta di un intervento di manutenzione a carico esclusivo della proprietà, come da art. 1576. Poiché la coppia non ha avanzato richieste secondo l'art. 1576 ma secondo l'art. 1578, il giudice non si esprime in merito. Va da sé, però, che viene confermato ancora una volta, se ve ne fosse bisogno, che gli interventi di manutenzione importanti (cosiddetti straordinari) gravano sulla proprietà, anche quando questa cerca la "via di mezzo" (come in questo caso, avendo proposto la divisione a metà della spesa) oppure, peggio ancora, fa finta di niente per anni.

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