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"Affittopoli" Milano, quando i ricchi hanno la casa popolare del comune (e non la pagano)

Case popolari assegnate a cittadini ricchi e a ristoratori. E un buco, complessivo, di oltre 200 milioni di euro. Il comune non ci sta: "Cifre fantasiose, polverone da campagna elettorale"

Da un lato ventimila famiglie che lottano ogni giorno per trovare un tetto, restando costantemente in equilibrio sul sottile filo che divide il legale dall’illegale. Accanto a loro, quasi diecimila case vuote, fatiscenti, da ristrutturare. Dall’altro lato, invece, cittadini con ricchi conti in banca che un tetto sulla testa ce l’hanno, perché il comune glielo ha dato, quasi regalato. In mezzo, un caos di proteste, occupazioni, rabbia e, forse dai prossimi giorni, un’inchiesta della magistratura. 

Sì, perché il Movimento cinque stelle le carte dell’affittopoli milanese le ha consegnate in procura. Le ha rese pubbliche, pur con le dovute censure per motivi di privacy, e le ha date in mano alle forze dell’ordine perché “è allucinante che sfrattiamo i poveri e teniamo i ricchi che non pagano”. 

Ad esprimere tutti i suoi dubbi, la sua rabbia, è Mattia Calise, l’unico consigliere a cinque stelle del comune di Milano, che per due anni ha analizzato i database della “direzione centrale casa” del comune scoprendo che di cose che non vanno - tanto nella gestione delle case comunali, quanto nell'affidamento degli altri spazi comunali - ce ne sono eccome.  

“La morosità totale è di 204 milioni di euro”, ha denunciato martedì il grillino durante una conferenza stampa alla Camera. “Naturalmente ci sono dei morosi incolpevoli - ha chiarito -, ma ci sono molti soggetti che nelle case popolari non dovrebbero starci e invece ci stanno”. 

I numeri sui morosi, su coloro che non pagano l’affitto a Palazzo Marino - che ha liquidato il tutto con un secco “è polverone da campagna elettorale con cifre fantasiose” -, sono in realtà da brividi. Quasi seimila persone hanno debiti che vanno da cinque a venticinquemila euro. Poco meno di duemila devono al comune fino a cinquantamila euro e 687 persone hanno debiti con l’amministrazione superiori ai cinquantamila euro. 

E’ stato lo stesso Calise, che per questa denuncia ha ricevuto “delle intimidazioni su cui si sta indagando”, a fare degli esempi emblematici del fatto che qualcosa nel meccanismo delle assegnazioni delle case popolari non sta funzionando.  

Un ristorante del centro, così si legge nei database comunali, ha accumulato 528mila euro di morosità e, come se non bastasse, la stessa azienda deve a Palazzo Marino altri duecentomila euro per un secondo locale comunale affittato dopo la chiusura, nel 2013, del primo contratto. Ma se per qualcuno il contratto è stato rescisso, per qualcun altro è ancora attivo. 

Un locale in attività - “in cui potete andare a mangiare”, ha sottolineato Calise - ha 247mila euro di morosità per uno spazio - naturalmente comunale - di 263 metri quadri. Al momento, nonostante i debiti, il ristorante è lì. Aperto. 

Affittopoli Milano, case popolari ai ricchi (che non pagano) | Foto

Non solo esercizi commerciali, però. Perché il vizietto, a quanto denuncia il M5s, riguarda anche un partito, che nonostante trentamila euro di debiti ha ancora la sua sede negli spazi del comune. 

I problemi per palazzo Marino, però, non sorgono soltanto al momento del controllo. Qualcosa, evidentemente, non funziona a monte se un cittadino con un Isee da 76mila euro annuo e un patrimonio da due milioni di euro vive in una casa popolare. La stessa fortuna, tra l’altro, avuta da un secondo “ricco” - 98mila euro di Isee -, anche lui inquilino di una casa popolare. 

“Qualunque general manager avrebbe potuto denunciarlo, ma non è stato fatto”, ha sottolineato il consigliere, riferendosi a Beppe Sala e Stefano Parisi, entrambi city manager di due passate amministrazioni. “Dai dati - ha evidenziato Calise - si nota che i morosi iniziano a non pagare dal 2006 fino ad oggi, perché sapevano di poter non pagare”. 

Una bordata, neanche troppo velata, a Letizia Moratti e Giuliano Pisapia, subito raccolta da Patrizia Bedori, candidata del Movimento cinque stelle alle prossime elezioni comunali. “Come hanno controllato le amministrazioni? Ora l’assessorato alla casa apra una commissione d’inchiesta per fare chiarezza - ha chiesto la grillina -. A Milano ventitremila famiglie sono in attesa di una casa popolare e novemila di queste sono da ristrutturare? Come ci si può permettere di avere duecento milioni di euro di debiti?” 

Come ci si può permettere - Calisse dixit - “di sfrattare i poveri e tenere i ricchi che non pagano?”.  

Di diverso avviso, chiaramente, è il comune di Milano, che in una nota a firma dell'assessore alla casa Daniela Benelli, fa "chiarezza". “Il dato di 204 milioni di euro è l'arbitraria sommatoria di 5 anni di morosità delle case popolari. Perché non sommarne 10 o 20 a questo punto? Il dato annuale è sempre stato reso pubblico correttamente ogni anno dal Comune, in sede di bilancio consuntivo”, ha assicurato l’assessore.

Che rincara la dose. “Quello che strumentalmente i grillini non dicono è che con il nuovo gestore, Mm spa, abbiamo già iniziato a verificare le morosità a partire dai redditi più alti. Per molte di queste sono già in corso i provvedimenti di decadenza, ovvero il decreto di rilascio dell'alloggio. Mentre - ha chiarito la Benelli - per le fasce di reddito più basse, stiamo concordando piani di rientro che tengano conto delle condizioni di reddito delle famiglie”.
 
“Tutti i casi di morosità - hanno assicurato da palazzo Marino - sono noti e stati già perseguiti, in alcuni casi con lo sfratto già eseguito, in altri con un'azione di recupero crediti. Si è parlato di un partito politico moroso nei confronti del Comune: è bene precisare che il partito ha già rilasciato il locale e sottoscritto un piano di rientro. Quello stesso immobile è già stato riassegnato ad un'altra associazione. Sfratto eseguito o azioni legali già in corso anche per i due ristoranti di cui si parla”.

“Alla ricerca della visibilità per la campagna elettorale, i Cinque stelle vorrebbero mettere Milano sullo stesso piano di Roma. Siamo tranquilli - ha concluso Benelli -, da noi nessuna Affittopoli". Un grosso buco in bilancio, almeno quello, sì. 

VIDEO - Case popolari ai ricchi e mai pagate: ecco l’affittopoli milanese

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