Cronaca Chiesa Rossa / Via Donna Prassede

Baby gang riduce in fin di vita un uomo per un rimprovero: "presi" tre minorenni e un 18enne

L'aggressione a maggio scorso. Dopo un anno i carabinieri li hanno trovati. Chi sono

Foto repertorio

Per oltre un anno sono riusciti a farla franca. A lungo sono stati in grado di nascondersi e di sfuggire ai militari che gli davano la caccia. Ma adesso, grazie a un lavoro perfetto dei carabinieri, la loro "latitanza" è finita. 

Sono stati identificati i ragazzini - tre minorenni e un maggiorenne - che la sera del 12 maggio 2017 avevano massacrato di botte un uomo di cinquantasei anni, poi finito in coma dopo il pestaggio. Si tratta di tre italiani di quindici e sedici anni e di un neo maggiorenne nato in Italia da padre ecuadoriano e madre peruviana, che è ritenuto il capo della baby gang. 

Quella tragica sera - hanno accertato i militari - i quattro erano insieme ad altri amici in un parchetto di via Donna Prassede, zona Chiesa Rossa, a fare baccano e a sgasare coi motorini proprio sotto i palazzi. Poco dopo la mezzanotte - come riportato da "Il Giorno" e dal "Corriere della Sera" - la vittima era tornata a casa insieme a sua moglie e, con un ombrello in mano, si era parato davanti ad un giovane in scooter, con ogni probabilità per chiedergli di smetterla. 

Il ragazzino, però, era caduto e in quel momento altri tre suoi amici si erano avventati sul 56enne, buttandolo a terra e colpendolo col suo stesso ombrello. Dopo pochi secondi - sempre secondo la ricostruzione dei militari - era arrivato il 18enne, che si era fatto largo e aveva colpito l'uomo con un violentissimo pugno al volto. A quel punto, la vittima era caduta e aveva battuto la testa sull'asfalto: da quel momento è in coma in un letto d'ospedale e non si è mai più ripresa. 

Il gruppetto, dopo la folle aggressione, era fuggito, ma un testimone era riuscito a scattare una fotografia alla targa di uno dei motorini. Da lì i carabinieri sono riusciti a risalire ad alcuni nomi, profili Facebook e volti. Negli ultimi giorni il cerchio si è stretto e i quattro sono stati identificati: dovranno tutti rispondere, per ora, dell'accusa di "lesioni gravissime". 

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