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In fila per un po' di pane (foto Mesa Paniagua)

In fila per un po' di pane (foto Mesa Paniagua)

Boom di poveri italiani, mentre gli immigrati ritornano in patria

Lo rivela un'indagine dell'Osservatorio diocesano delle povertà della Caritas Ambrosiana di Milano

Dopo cinque anni di crisi economica gli italiani sono sempre più in difficoltà, mentre gli immigrati cercano di tornare a casa: lo rivela un'indagine dell'Osservatorio diocesano delle povertà della Caritas Ambrosiana, svolta su un campione di 16.560 persone che si sono rivolte nel 2012 ai centri d'ascolto e servizi nella diocesi di Milano (vedi: "In migliaia in fila per un pezzo di pane").

Tra il 2008 e il 2012 il tasso medio di incremento annuo di presenze nei centri è stato del 4,25% per gli italiani mentre solo dello 0,2% per gli stranieri. Questi ultimi restano la maggioranza con il 71,3% (composto dal 56,6% di extracomunitari regolari, 8,8% comunitari e 5,9% extracomunitari irregolari), ma si è registrato un calo delle presenze del 2% rispetto al 2011.

Guardando ai principali paesi di provenienza, diminuiscono soprattutto i peruviani (-18%), che desiderano sempre più rientrare in patria, e gli ucraini (-19,5%). Il rapporto della Caritas, inoltre, sottolinea che il problema più pressante degli italiani che si rivolgono ai centri è la mancanza di reddito: il 37% di connazionali ha chiesto cibo (percentuale uguale a quella degli stranieri) e dal 2008 a oggi il totale delle richieste di viveri è aumentato del 31,4%.

A questa esigenza si accompagna la disoccupazione: dal 2011 al 2012 sono aumentati dell' 11,5% i disoccupati di lungo periodo (che hanno perso il lavoro da più di un anno) e tra loro il 13% sono italiani mentre il 10% immigrati. "I dati dimostrano che dalla povertà non si esce facilmente", ha commentato Don Roberto Davanzo presidente della Caritas Ambrosiana durante la presentazione dell'indagine, oggi a Milano.

Don Davanzo ha anche denunciato gli sprechi alimentari: "In vista dell' Expo 2015 (che avrà tra i temi l'alimentazione, ndr.), voglio puntare il dito contro il meccanismo di produzione che genera sprechi. Sempre più supermercati si accordano con i centri d'ascolto per donare derrate che altrimenti finirebbero in discarica".

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