Cronaca

E' morto Alessandro Pansa, dirigente d'azienda e figlio di Giampaolo. Che lo ricorda commosso

La lunga lettera pubblicata su "La Verità" da Giampaolo Pansa. Il figlio Alessandro era vice presidente della Feltrinelli

Alessandro Pansa (Foto Ansa/Luca Zennaro)

E' morto a 55 anni Alessandro Pansa, vice presidente di Feltrinelli e, nel biennio 2013-2014, amministratore delegato di Finmeccanica. Noto anche perché figlio del giornalista e scrittore Giampaolo Pansa. Lascia i figli Giacomo e Angelica e la moglie Costanza.

Nato a Mortara (Pavia) nel 1962, ha studiato alla Bocconi dopo avere frequentato il Liceo classico Manzoni. Poi l'ingresso nel Credito Italiano al servizio Studi Economia e Pianificazione. Nel 1992, a trent'anni, il passaggio a Euroimmobiliare e alla banca d'affari Lazard. Nel 2005 la nomina a presidente di Ansaldo, di cui ha curato la quotazione in Borsa l'anno seguente. Era docente alla Luiss di Roma.

A circa una settimana dal decesso, lo ha ricordato, con una lunga e commovente lettera pubblicata su La Verità, lo stesso padre. Alessandro Pansa è deceduto l'11 novembre a causa di un infarto improvviso. Il padre Giampaolo Pansa "attacca" la lettera con un paragone con la guerra, dove «a morire sono sempre i giovani, mentre gli anziani la scampano. La guerra rovescia lo stato naturale delle cose. Ma può accadere così anche se il mondo si trova in pace. Te ne sei andato a 55 anni. Mentre io sono ancora vivo quando ne ho 82».

Morte Alessandro Pansa, le parole del padre Giampaolo

Il padre giornalista ripercorre le tappe della vita del figlio, a partire dagli amici che in parte si portava dietro dai tempi del Liceo Manzoni. La "cotta giovanile" per il Presidente della Repubblica Sandro Pertini («avevi addirittura imparato a memoria il suo discorso d'insediamento»), e poiché Giampaolo lavorava a Repubblica, padre e figlio erano riusciti a incontrarlo, su invito, al Quirinale. 

E poi la carriera nella finanza, un lavoro che gli piaceva, la posizione di amministratore delegato di Finmeccanica dopo il terremoto giudiziario che aveva "spazzato" alcuni dei vertici. E, nel 2014, l'intervento della politica («mattatoio di bande che si azzannano», la definisce Giampaolo) con il neo premier Matteo Renzi che decide di mandar via tutti i capi delle aziende partecipate dallo Stato. «Eliminato nel pieno della maturità intellettuale e professionale», scrive Giampaolo chiedendosi: «Come avrei potuto proteggerti, figlio?».

Trova spazio anche qualche rimpianto: «Non ho mai conosciuto il tuo giudizio sul mio lavoro», aggiunge Giampaolo ricordando che continua a scrivere «articoli e libri scomodi» nonostante l'età. «Con la tua partenza - scrive ancora Giampaolo Pansa - quel mondo (quello del genitore che vede il figlio come da "proteggere", n.d.r.) è finito del tutto. Da una settimana cerco di non pensare che tu, caro Alessandro, te ne sei andato chissà dove. E ti confesso che ho il terrore di sognarti. Però, mio bel fieu, mio bel ragazzo, ti accoglierò sempre a braccia aperte. O con un cazzotto sulla spalla. Come facevo quando venivi a trovarci. Mi piacerà ascoltare di nuovo la tua voce che mi dice: "Fai bene a scrivere contro questi nuovi politici che stanno portando il nostro Paese al disastro". Ritroveremo così quell’intesa che a volte ci è mancata. Ti voglio bene. Giampaolo, il tuo papà».

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