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Cronaca Ponte Lambro / Via Carlo Parea

Alessia Pifferi voleva uscire dal carcere per andare sulla tomba della piccola Diana

La richiesta dell'avvocato della mamma accusata di omicidio volontario

Avrebbe voluto andare sulla tomba di sua figlia, ma i giudici l'hanno "fermata". Alessia Pifferi - la 37enne accusata di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione per aver lasciato morire di stenti sua figlia di un anno e mezzo Diana - aveva chiesto di poter lasciare temporaneamente il carcere per andare al cimitero. 

La Corte d'Assise di Milano, presieduta da Ilio Mannucci Pacini, ha respinto però l'istanza della difesa della donna depositata nei giorni scorsi, dopo il parere contrario formulato anche dai pm Rosaria Stagnaro e Francesco De Tommasi. Per i giudici quel genere di richiesta, infatti, non rientra tra quelle previste dall'ordinamento penitenziario.

Il dramma si era consumato a fine luglio, quando la donna - come avevano poi accertato le indagini - aveva lasciato la bimba da sola in casa nel loro appartamento di via Parea, a ponte Lambro, per spostarsi dal suo fidanzato dell'epoca nella bergamasca. 

Nel processo a suo carico, la difesa ha sostenuto che la Pifferi sarebbe affetta da un "gravissimo ritardo mentale" e il suo quoziente intellettivo sarebbe paragonabile a quello di un bimbo di appena 7 anni. Di qui la linea difensiva: "Hanno messo una bambina in mano a una bambina", ha detto la legale della 37enne, Alessia Pontenani. La conclusione di Pontenani, al termine dell'ultima udienza - quella di martedì 16 maggio -, era arrivata basandosi sui risultati degli ultimi accertamenti medici svolti dai medici del carcere di San Vittore e della consulenza di parte.

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