Pacco sospetto in metrò, M2 e M3 sospese: "Era troppo pesante da portare"

Ha ammesso di avere abbandonato il pacco perché "troppo pesante da portare" e ha aggiunto che "non voleva" creare problemi

Il pacco lasciato sulla banchina del metrò

«Non volevo creare problemi». Sembra incredibile, eppure ha detto proprio così l'uomo rintracciato dalla Digos che, lunedì 25 luglio, poco prima delle cinque del pomeriggio, ha abbandonato una scatola di legno sulla banchina della metropolitana linea 2 della Stazione Centrale con dentro una radio, un trasformatore, una batteria e soprattutto fili elettrici in vista, attraverso alcuni fori. Sì, avete letto bene. In vista.

In un momento come questo, in cui qualunque situazione sospetta fa pensare tutti al peggio e produce, giustamente, eccezionali misure di sicurezza, lui non voleva creare problemi. Inizialmente si era parlato di tre giovani, emersi dalle videocamere di sorveglianza. Si trattava di questo ragazzo sudamericano di diciannove anni, che era in compagnia di una ragazza minorenne e di una bambina. La Digos ha sostanzialmente "seguito" i tre, sempre attraverso le videocamere di sorveglianza sia in metropolitana sia in strada, e li ha rintracciati.

Finirà sotto inchiesta per procurato allarme: il fascicolo, per ora, è aperto contro ignoti ma i riscontri sembrano inoppugnabili.

Il giovane stava tornando dal posto di lavoro. A quanto pare, il suo capo gli aveva affidato quella vecchia radio chiedendogli se fosse riuscito a ripararla e lui aveva accettato l'incarico. Si trattava però di una scatola troppo pesante, così ha valutato che sarebbe stato più conveniente (per lui) abbandonarla da qualche parte piuttosto che faticare a portarla a casa e tentare (magari senza successo) di riparare la radio.

Ecco come la scatola coi fili elettrici che spuntano è finita sulla banchina del metrò. Da lì, la vicenda è nota: immediata sospensione della circolazione e chiusura della stazione della metropolitana, linee 2 e 3 inaccessibili in piazza Duca d'Aosta, cordoni di protezione verso la fine di via Vittor Pisani e di via Vitruvio con i vigili urbani che non facevano avvicinare alla piazza. Era una vecchia radio da riparare. Era un giovane che non voleva più fare fatica a trasportare quella scatola.

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La circostanza della perfetta buona fede sarà importante ai fini dell'inchiesta: i magistrati ne terranno il dovuto conto. C'è però da augurarsi che, d'ora in poi, almeno chi è in buona fede rifletta sui suoi gesti, dato il momento. Nella giornata del 28 luglio, tanto per dire, tre allarmi bomba (rivelatisi poi tutti falsi allarmi, per fortuna) in un solo pomeriggio.

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