Chiesti alloggi per chi può uscire dal carcere ma non ha casa: "Pericolo autolesionismo"

Giovanna Di Rosa, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, ha presentato la richiesta a Palazzo Marino per risolvere il problema del sovraffollamento, proponendo di ospitare i detenuti in un albergo

Carcere (repertorio)

Soluzioni abitative anche per quei detenuti che hanno scontato la pena in carcere e ora dovrebbero accedere agli arresti domiciliari. È quanto ha chiesto lunedì a Palazzo Marino Giovanna Di Rosa, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, nel corso della sottocommissione consiliare Carceri in videoconferenza. 

La richiesta

"Ve lo chiedo con il cuore e con convinzione - ha detto Di Rosa -. Quando vedo che ci sono le istanze di persone che si trovano a due o tre mesi di fine pena che non hanno la casa, quelle istanze non posso neanche trattarle. Abbiamo coinvolto il volontariato e la Caritas, ma è stato risposto che non c'è niente. L'unica risposta è arrivata dalla diocesi di Milano, ma si tratta di poche unità di posti". Al Comune è stato chiesto di pensare a possibili soluzioni per quei detenuti che potrebbero andare ai domiciliari ma sono senza domicilio.

La proposta della presidente è stata di mettere a disposizione dei detenuti "un albergo per queste situazioni che sono in sicurezza, che possono tranquillizzare tutto il mondo perché c'è un magistrato che ha firmato per la scarcerazione di queste persone". Alla base della richiesta il problema del sovraffollamento delle prigioni che nelle scorse settimane ha portato a rivolte. "Stiamo cercando di gestirlo - ha specificato Di Rosa - applicando le misure alternative alla carcerazione, con la legge 199, la famosa detenzione domiciliare al di sotto dei 18 mesi. Ci stiamo impegnando in modo totale, per liberare il più possibile persone".

Come evidenziato dal garante dei Diritti delle persone private della libertà, Francesco Maisto, nei penitenziari milanesi di San Vittore, Bollate, Opera e Beccaria sussiste un eccessivo sovraffollamento. La preoccupazione secondo Maisto non riguarderebbe tanto le rivolte ma l'autolesionismo dei detenuti più fragili. "Per esempio - ha dichiarato Maisto - dicono che in duecento detenuti da Bollate potrebbero iniziare uno sciopero della fama a partire dal 24", a causa delle restrizioni dovute all'emergenza coronavirus.

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