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Cronaca

Boettcher cercò su Google "effetti evirazione" mentre Martina tentava di evirare l'ex

E' uno dei dettagli emersi dall'analisi dei dati dell'Iphone di Boettcher

Continuano le analisi del materiale "scovato" nell'Iphone di Alexander Boettcher, accusato di diverse aggressioni con l'acido insieme all'amante Martina Levato, ai danni di persone con cui la Levato aveva avuto rapporti sessuali. Boettcher non aveva rivelato (affermando di non ricordarlo per intero) il codice pin necessario per sbloccare tutti i dati, ma una società israeliana è comunque riuscita ad accedere allo smartphone.

E si è saputo che Boettcher aveva effettuato ricerche con la parola chiave "evirazione", nella giornata del 20 maggio 2014, lo stesso giorno in cui la Levato tentò di evirare Antonio Margarito in un parcheggio di un hotel a sud di Milano. E dal 19 luglio 2014 Boettcher ha tolto la geolocalizzazione automatica dell'Iphone. Lo rendono noto i legali di parte civile Paolo Tosoni, Roberto Parente, Benedetta Maggioni, Andrea Orabona e Chiara Graffer.

Il materiale è davvero ingente. Fotografie, video, ricerche su Google, messaggi Whatsapp. L'obiettivo è quello di dimostrare che Boettcher era quantomeno a conoscenza dei "piani" della Levato di "punizione-purificazione" rispetto alla precedente vita sessuale della ragazza, cosa che l'uomo ha negato fin dal momento dell'arresto, ma anche che fosse un vero e proprio complice, come statuito anche dalla sentenza con cui entrambi sono stati condannati per l'ultima delle aggressioni, quella ai danni dello studente Pietro Barbini. Che, insomma, i due agissero come "coppia".

Diversi video sono già stati resi pubblici, per mostrare come Boettcher volesse "marchiare" il corpo di Levato con le sue iniziali. Ma anche un video in cui Boettcher sgozza una gallina viva. 

Si è anche saputo che una "manina ignota" ha cancellato alcuni files dal computer di Boettcher, conservato in casa, quando lui era già stato arrestato (e la moglie Gorana Bulog, inorridita da quanto era appena emerso su di lui, aveva già fatto i bagagli per andarsene da quell'appartamento), ma prima che l'apparecchio venisse sequestrato dalle forze dell'ordine.

In occasione poi di una delle aggressioni, quella fallita al fotografo Giuliano Carparelli, Boettcher ha scambiato con un'amica alcuni messaggi Whatsapp che sono apparsi come una sostanziale "confessione involontaria" della sua partecipazione all'episodio.

Chi continua a difendere a spada tratta Boettcher è la madre, Patrizia Ravasi. Fino al punto di scrivere una lettera al padre di Pietro Barbini con una frase a molti apparsa davvero strana: «La supplico di rivisitare il suo ricordo». Il padre di Barbini era presente quando il figlio venne aggredito, e Boettcher fu arrestato grazie alla prontezza dell'uomo di chiamare le forze dell'ordine.

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