Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca Porta Vittoria / Viale Umbria

Sfigurato con acido. Il complice degli amanti: "Ero succube"

La testimonianza dell'uomo che aiutò la Levato e Boettcher a elaborare il piano

Processo contro i due amanti

"Ho sbagliato a comprare l'acido, l'ho preso con una gradazione troppo bassa, e Alexander Boettcher si arrabbiò". Il complice Andrea Magnani, sentito come testimone indagato nel processo a carico di Alexander Boettcher e Martina Levato, la coppia di amanti che ha gettato l'acido addosso al 22enne Pietro Barbini, ex di lei, e sospettata di avere fatto lo stesso con altri due giovani in altre occasioni, ha sostanzialmente riferito che Boettcher riusciva a creare "soggezione" nelle persone.

Così Magnani e anche la Levato sarebbero stati "succubi" del giovane. Magnani in particolare, al processo, avrebbe affermato - di sé stesso - di essere in quel periodo in una situazione "economica, personale e familiare faticosa e difficile, per cui facilmente soggiogabile". Pensava tuttavia che l'acido servisse a "una cosa goliardica", riguardo a Barbini, e nient'altro. Magnani ha anche in pratica ammesso che il trio ha colpito con l'acido anche Stefano Savi, nel quartiere di Quarto Cagnino, all'inizio di novembre 2014, affermando che si recarono in luogo con l'auto di Boettcher. In quel caso si era trattato di uno sbaglio di persona. Quindici giorni dopo, infatti, colpirono Giuliano Carparelli, che si salvò con un ombrello aperto.

Alexander Boettcher ha parlato spontaneamente, al termine dell'interrogatorio di Magnani, asserendo di non averlo accompagnato a fare la telefonata a Barbini per attirarlo in via Carcano, così come di avere coperto la propria targa con quella dell'auto di Magnani. La Levato ha assistito all'interrogatorio di Magnani sorridendo ad alcune risposte.

BARBINI E' A CASA - Il legale di parte civile Paolo Tosoni, a margine dell'udienza, ha rivelato che Pietro Barbini è a casa, è dunque uscito dall'ospedale. "Sta vivendo un calvario ma è forte", ha spiegato alla stampa confermando che il giovane ha il viso deturpato, deve curarlo con maschere e pomate e poi farà anche qualche ricostruzione facciale. "Ci vorranno anni", ha affermato ricordando anche che, tra le altre cose, sta anche perdendo un anno di università a Boston.

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