Cronaca

Amianto in falegnameria, muore dipendente: titolare condannato in Cassazione

E' uno dei primi casi di condanna per piccoli artigiani

Repertorio

Lavorava come falegname in un laboratorio sui Navigli e morì di mesotelioma pleurico per colpa dell'amianto. Ora la Cassazione ha confermato la condanna al suo ex datore di lavoro. E secondo alcuni è il primo caso che riguarda le professioni artigiane e non le grandi fabbriche.

Secondo l'accusa, tra il 1985 e il 1989 il falegname trattava strutture tubolari in cemento-amianto che dovevano servire per sostenere alcuni mobili, da tagliare, forare e tassellare. Operazioni che avevano l'effetto di liberare fibre d'amianto senza accorgimenti dal punto di vista della salute, nonostante fossero già in vigore norme stringenti sulla sicurezza sul lavoro.

E il punto sta proprio in questo: il titolare della falegnameria avrebbe dovuto prendere accorgimenti per evitare che le polveri in amianto si diffondesero nell'aria e avrebbe dovuto tenere il locale più pulito possibile. Non solo: avrebbe anche dovuto tenere ben separate le attività su materiale nocivo rispetto alle altre. 

Deriva direttamente da questa esposizione all'amianto, secondo i giudici, la malattia che colpì il dipendente negli anni Duemila, stroncandolo dopo appena sei mesi dalla diagnosi. Ora è definitiva la condanna al titolare della falegnameria a un anno di reclusione.

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