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Furto alla Rinascente: l'amica di Marco Carta condannata a 1 anno di lavoro socialmente utile

La messa in prova sarà per 12 mesi in una casa Caritas di Cagliari

12 mesi di pubblica utilità. E' questa la decisione del giudice della Sesta sezione penale nei confronti di F. M., la 53enne accusata insieme all'amico e cantante Marco Carta (assolto) del furto di 6 magliette alla Rinascente di Milano qualche mese fa.

La messa in prova sarà per 12 mesi in una casa Caritas di Cagliari. Così era stato chiesto dal suo difensore, l'avvocato Giuseppe Castellano.

Al termine di questo periodo, se il programma andrà a buon fine, il giudice potrà dichiarare estinto il reato. La donna si è impegnata a lavorare per quattro ore alla settimana, per un anno: inoltre è stata accolta la sua richiesta di aggiungere due ore settimanali extra "a riprova della sua resipiscenza".

Carta assolto, ma permangono i dubbi del pm

Per quanto riguarda la posizione di Marco Carta, il pm Nicola Rossato, nelle scorse ore, ha smontato la sentenza di fine ottobre che aveva scagionato il vincitore di 'Amici 2008' e 'Sanremo 2009' ricorrendo in appello. Per la procura, infatti, va condannato a 8 mesi e 400 euro di multa perché "contribuì al furto commesso con un'amica rimuovendo "le placchette antitaccheggio" e nascondendole nel bagno".

Tante sono le cose che non tornano per il magistrato. Il pm spiega "quante volte gli imputati hanno mentito" nell'interrogatorio di convalida anche sulla base, poi, della "visione dei filmati di videosorveglianza". Malgrado ciò, si legge nel ricorso, il giudice ha ritenuto di "dare la prevalenza nella ricostruzione degli eventi al narrato degli arrestati rispetto a quello del teste oculare".

E ciò anche se "la genuinità delle relative dichiarazioni" dei due "è ovviamente inficiata dal rapporto di amicizia e dalla preoccupazione della Muscas" (la donna che si è presa la colpa, ndr) per "le conseguenze mediatiche della vicenda che potrebbero derivare a Carta". Questi, spiega ancora il pm, "nega il proprio coinvolgimento, ma non riesce a spiegare quando e in che modo la Muscas avrebbe preso i capi di abbigliamento da lui indossati nel camerino", ossia le sei magliette del valore di 1.200 euro.

Per la Procura, che punta a smontare nel dettaglio tutti i passaggi delle motivazioni del verdetto, "l'intero percorso motivazionale" del giudice "parte dall'assunto che" il teste oculare, ossia l'addetto alla vigilanza della Rinascente, "non sia credibile e tutti gli elementi probatori a disposizione" sono stati "vagliati secondo tale prospettiva". Il giudice, infatti, nelle motivazioni, depositate a fine novembre, aveva sostenuto che la prova della colpevolezza del cantante era "insufficiente e contraddittoria". E che era valida, invece, la ricostruzione alternativa, ovvero che a rubare le t-shirt fu l'infermiera e amica Muscas, che voleva fare un "regalo di compleanno" al 34enne.

Ma secondo la procura, con queste motivazioni il giudice ha cercato solo "di rinvenire elementi che potessero confermare" la propria precedente decisione di non convalidare l'arresto e ha sviscerato "le possibili ricostruzioni fattuali alternative per quanto improbabili o stravaganti". Come quando il "giudice si sofferma sul calcolo, effettuato mediante una stima, del numero di persone che hanno frequentato" uno dei bagni della Rinascente quel giorno, "dopo Carta" che, per l'accusa, proprio là avrebbe nascosto le placchette antitaccheggio. Tra i vari capitoli del ricorso della Procura, poi, c'è anche quello che verte sull'uso del "termine 'camerini' anziché del termine al singolare 'camerino'" che, "sembra paradossale", scrive il pm, ma "è uno degli elementi usati dal Giudice per sancire l'inattendibilità del testimone".

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