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Antonio Iosa (foto dal suo profilo Facebook)

Antonio Iosa (foto dal suo profilo Facebook)

Morto Antonio Iosa: nel 1980 venne gambizzato a Milano dalle Brigate Rosse

L'ex esponente della Dc aveva 86 anni. Dopo l'attentato, subì 34 operazioni per evitare l'amputazione

Antonio Iosa,  presidente dell'Aiviter (associazione italiana vittime del terrorismo) ed ex esponente della Dc gambizzato dalle Br, è morto nella mattinata di giovedì, all'età di 86 anni. Nel 1980 era stato vittima dell'attentato con cui la colonna Walter Alasia, guidata da Pasqua Aurora Betti, aveva deciso di uccidere quattro democristiani per vendicarsi della morte di altrettanti brigatisti durante un conflitto a fuoco con i carabinieri avvenuto a Genova. 

Figlio di contadini, Iosa venne identificato come obiettivo poiché aveva avvicinato "la Dc alla classe operaia". Per questo il 1° aprile di 39 anni fa  insieme a Eros Robbiani, Emilio De Buono e Nadir Tedeschi venne messo in fila contro il muro del circolo della Dc Perini di Quarto Oggiaro, che aveva fondato dopo il suo arrivo a Milano dalla Puglia nel 1952. Alla fine però i terroristi puntarono alle gambe. Per evitare l'amputazione degli arti, Iosa - che all'epoca dell'attentato era già marito e padre - dovette affrontare oltre 30 interventi chirurgici ed ebbe non poche conseguenze sia fisiche che psicologiche. 

"Oggi ci ha lasciati Antonio Iosa, testimone coraggioso della politica milanese. Trentanove anni fa le Brigate Rosse lo gambizzarono. Non smise mai di lottare, continuando a credere nella libertà e nell'impegno civile. Un pensiero alla sua famiglia". Così il sindaco Giuseppe Sala, su Twitter, ha ricordato Antonio Iosa.

La scritta delle Br vicino a casa di Iosa

Nel 2018 vicino all'abitazione di Antonio Iosa, in piazza Pompeo Castelli, era comparsa una scritta che inneggiava alle Brigate Rosse. L'ex esponente politico aveva chiesto che il Comune la facesse cancellare immmediatamente. All'epoca alcuni manifesti murali della stessa matrice erano stati trovati a Sesto San Giovanni, in viale Marelli. La scritta comparsa aveva espresso solidarietà a Nadia Desdemona Lioce, condannata all'ergastolo per gli omicidi di Massimo D'Antona, Marco Biagi ed Emanuele Petri. 

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