Non solo il missile: nell'hangar dei neofascisti altre armi da guerra

E' proseguita l'ispezione dell'hangar di Rivanazzano da parte della Digos torinese e dell'esercito

Le altre armi sequestrate

Non solo il missile aria-aria modello Matra e le due "razziere": nell'hangar di Rivanazzano Terme (Pavia) scoperto a metà luglio dalla Digos di Torino gli agenti hanno proseguito il lavoro, trovando e sequestrando anche altre armi in collaborazione con gli artificieri e l'esercito. Il deposito era nella disponibilità dello svizzero 42enne Alessandro Michele Monti e del forlivese 51enne Fabio Bernardi, mentre gli inquirenti ritengono che la "mente" fosse il 60enne di Gallarate Fabio Del Bergiolo, a casa del quale vennero trovati un vero arsenale di armi e diversi riferimenti al nazismo e alle Waffen SS. I tre finirono agli arresti.

Nell'hangar sono stati ora trovati una sezione di controllo e di guida militare di un missile, modello Sea Killer/Marte, di un metro di lunghezza e 20.5 cm di larghezza, con la parte elettronica in perfetto stato di conservazione; un razzo da esercitazione militare con testa inerte di 50 mm e lunghezza di 92 cm, di fabbricazione italiana, privo di propellente e compatibile con le razziere sequestrate; una sezione di guida di un missile aria/aria, fabbricato negli Usa, modello AIM-7/ “Sparrow” delle dimensioni di 79 cm di lunghezze e 20 cm di diametro, privo di fusoliera; una sezione di guida di un missile superficie/aria, fabbricato nell’ex Urss, modello SA8, delle dimensioni di 60 cm di lunghezza e 18 cm di diametro, privo di fusoliera.

L'indagine scaturisce da quella relativa a cinque italiani di estrema destra che in passato hanno partecipato al conflitto armato in Donbas, una zona dell'Ucraina orientale dove dal 2014 si fronteggiano le milizie separatiste sostenute dalla Russia e l'esercito ucraino. Attraverso le intercettazioni telefoniche ai miliziani si è arrivati ai tre sotto inchiesta, anche loro gravitanti nel mondo dell'estrema destra italiana, ma di cui non risulta un ruolo nei combattimenti in Donbas.

Uno degli ex miliziani, intercettato, aveva ricevuto una proposta di acquisto del missile aria-aria da parte di un intermediario attraverso cui si è arrivati a Del Bergiolo, che cercava di "piazzare" l'arma per 470 mila euro. Tra i possibili acquirenti, secondo quanto riferito dalla Digos torinese, anche "un funzionario di un Paese straniero".

Salvini e l'attentato

Nell'intreccio finì anche il ministro dell'Interno Matteo Salvini, che dichiarò a caldo che l'inchiesta era partita su sua segnalazione e che "qualche ucraino nazista stava progettando un attentato ai miei danni". Una versione che la procura torinese si affrettò però a smentire, spiegando che l'inchiesta era partita da una segnalazione di un presunto ex agente del Fsb (il servizio segreto russo che ha sostituito il Kgb) su un possibile attentato a Salvini, segnalazione che però non aveva portato a niente. Nell'ambito dell'indagine, tuttavia, ascoltando le telefonate degli ex miliziani neo fascisti si era arrivati all'arsenale e al deposito di Rivanazzano.

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