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Cronaca Pessano con Bornago

Tenevano in scacco un paese: presi i "bravi" di Pessano con Bornago

Quattro malviventi facevano il bello e il cattivo tempo a Pessano con Bornago: chiedevano soldi, ottenevano favori, avevano merce gratis. Tutti avevano paura di loro, perchè minacciati. Fino a che una vittima li ha denunciati: quattro arresti

Erano i "bravi" del paese ma non facevano gli interessi di nessun Don Rodrigo. Solo quelli propri. Facevano il bello e il cattivo tempo a Pessano Con Bornago, piccolo comune nel Milanese, chiedevano ed ottenevano: dal pane per il pranzo agli assegni protestati, rubati o falsi da farsi cambiare cash. Sono stati arrestati dalla Compagnia dei Carabinieri di Cassano d'Adda. 

Le vittime di questa storia sono diversi abitanti del piccolo comune, soggiogati da alcuni componenti della famiglia Giacobbe, stanziati nell'hinterland, ma originari di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria. Erano dediti all'estorsione, al danneggiamento, alla violenza privata e lesioni ai danni di molti imprenditori, commercianti e cittadini di Pessano Con Bornago. Un insieme di delitti commessi ai danni delle persone e del patrimonio.

Erano i padroni di Pessano © Mesa Paniagua/MilanoToday

L'indagine, che si è chiusa con l'ordinanza di custodia cautelare a carico di 4 soggetti, è stata avviata nel settembre del 2011 grazie ad una delle vittime che ha avuto il coraggio di denunciare. Si tratta di un impiegato 45enne. La sua denuncia ha permesso l'arresto, nel 2011, in flagranza di reato di uno dei componenti della famiglia, Vincenzo.

I risultati dell'operazione denominata "Giacobbe" sono stati presentati giovedì 4 ottobre in via Della Moscova dai Carabinieri. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere degli ultimi tre componenti (Antonio G., Carmelo Salvatore G. e del complice Salvatore Domenico Barbieri), emesso dal gip di Milano, è avvenuta mercoledì 3 ottobre. 

Il quadro investigativo delineato ha permesso di evidenziare un sodalizio criminale creato attorno alla notorietà malavitosa della famiglia. Salvatore Giacobbe, il padre è stato scarcerato solo lo scorso gennaio dopo aver scontato 20 anni di reclusione per associazione di stampo mafioso. Il gruppo criminale sfruttava la situazione. Le vittime erano costrette a consegnare somme di denaro (fino a 16mila euro) e in diversi casi anche a favorire l'utilizzo dei propri beni immobili e mobili, come appartamenti e automobili. 

Curioso il materiale utilizzato per commettere gli atti intimidatori ai danni dei propri compaesani: parrucche, una mazza da baseball, una maschera in gomma, ricetrasmittenti. Arnesi trovati nelle abitazioni degli arrestati e adesso in mano alle forze dell'ordine.

Sono 5 le vittime certe ma gli uomini dell'arma non escludono che possano essercene altre - almeno 5 - che non hanno avuto ancora il coraggio di denunciare.
 
 
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