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L'uomo

L'uomo

Viveva nel lusso della sua villa-bunker: preso il super narcotrafficante condannato a 20 anni

Complessivamente avrebbe portato in Italia 540 chili di droga: 340 di eroina e 200 di cocaina

Complessivamente avrebbe portato in Italia 540 chili di droga: 340 di eroina e 200 di cocaina. La sua attività di narcotrafficante era molto florida, tanto da potersi permettere una lussuosissima vita in Albania, a Berat, con tanto di villa-bunker video sorvegliata e guardie del corpo. Dal 20 aprile contro l'uomo, Hatija Alket di 45 anni, era stata emessa una condanna definitiva a 20 anni di carcere, dopo una lunga indagine del Gruppo operativo antidroga della Finanza. Per questa ragione il suo caso era passato alla Catturandi dei carabinieri del Comando provinciale di Milano, guidata da Marco Prosperi.

La caccia all’uomo in Albania

Gli elementi per rintracciare il latitante non erano molti: un nome, due date di nascita, una foto su un passaporto e un indirizzo di domicilio in Italia a Campomarino, in provincia di Campobasso, in via Kennedy 2. Era lì che viveva nel 1997, l'anno in cui arrivo qui per la prima volta, quando faceva il bracciante agricolo nelle campagne molisane.

Grazie alla collaborazione con Interpol e con gli agenti della polizia Albanese, i militari di via Moscova riescono a individuare il narcotrafficante nella sua città natale. L'arresto però, approfittando di uno dei suoi viaggi a Durazzo, scatta nella giornata di domenica.

Stando a quanto accertato dalle autorità italiane, Hatija aveva portato tutta quella droga nel territorio milanese nell'arco di poco più di un anno, tra gennaio 2013 e marzo 2004. Le indagini dei finanzieri avevano dimostrato che l'uomo avrebbe diretto almeno 59 'viaggi'.

Come portava chili e chili di droga in Italia

Il suo modus operandi era raffinatissimo. Parlava poco al telefono e non si faceva chiamare mai per nome. La droga - che arrivava dall'Albania tramite nave, auto o camion - veniva ceduta immediatamente. Così, la 'merce' non restava molto a lungo nelle 'mani' del narcotrafficante, che proprio per quello non usava alcun tipo di magazzino per conservare lo stupefacente.

Di solito, per i carichi più grossi, anticipava il viaggio dei propri corrieri per verificare di persona che tutto andasse come progettato. Proprio durante uno di queste perlustrazioni per 'controllare' commette quello che, secondo la Catturandi, è stato il suo unico errore: mostrare il proprio passaporto all'arrivo con la nave al porto di Ancona. Grazie ai dati raccolti in quell'occasione - anni e anni dopo - domenica 9 luglio è stato arrestato.

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