Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca Via Ungaretti

Omicidio a Motta Visconti: il marito Carlo Lissi ha confessato

La ricostruzione dei carabinieri. Trovato anche il coltello usato dall'uomo, che è crollato dopo essere stato messo alle strette. Sarebbe un atto premeditato

La coppia

Carlo Lissi, incalzato dagli investigatori dei carabinieri di Milano, ha confessato: "Datemi il massimo della pena". E' lui il responsabile della morte di Cristina Omes, sua moglie, e dei suoi figli, Giulia di 5 anni e Gabriele di 20 mesi, trovati uccisi la notte tra sabato e domenica nella villa di famiglia a Motta Visconti (Milano). I corpi della femminuccia e del fratellino erano rispettivamente nella cameretta e sul letto matrimoniale. Quello della donna riverso a terra in soggiorno.

La pista 'famigliare' ha preso corpo subito dopo le prime fasi di indagine. L'uomo, che aveva avvertito il 112 affermando di avere trovato la sua famiglia sterminata, è stato risentito più volte. La sua versione, confrontata via via con le dichiarazioni di amici e testimoni (convocati per tutta la giornata), non ha convinto gli investigatori.

Dopo uno stringente interrogatorio nella caserma della Compagnia di Abbiategrasso (Milano), l'uomo è crollato e ha chiesto di essere condannato "al massimo della pena". Ha indicato il luogo in cui aveva gettato il coltello usato per il triplice omicidio: un tombino sul percorso tra la casa e il posto dove si era recato a vedere la partita. È probabile - secondo i militari del nucleo investigativo - che l'uomo avesse attribuito alla famiglia (moglie e figli) la causa del rifiuto di una sua collega, nei confronti della quale provava una grande passione. Solo dopo aver sentito la donna, che ha confermato le ripetute avances di Lissi, i militari hanno interrogato di nuovo l'uomo che, messo di fronte all'evidenza, ha confessato. Così, intorno alle 2 di lunedì, 27 ore dopo il triplice omicidio, Lissi viene portato nel carcere di Pavia.

Non è stato un raptus di follia ma un gesto premeditato: "Non avevo scelta, ci pensavo da una settimana", avrebbe confessato l'uomo davanti al pm Giovanni Benelli e al procuratore capo di Pavia Gustavo Cioppa. Circostanza confermata dall'insistenza con la quale l'uomo ha voluto vedere la gara dell'Italia in un bar, come non aveva ma fatto, secondo il racconto dell'amico con il quale doveva andare. Inoltre dopo che quest'ultimo gli ha 'dato buca', Lissi si sarebbe auto invitato in casa di un altro amico, dove effettivamente è andato a vedere la partita, convinto di costruirsi così un alibi perfetto.

E' il generale dei carabinieri Maurizio Stefanizzi a riferire il racconto che l'uomo ha fatto durante l'interrogatorio, non una confessione spontanea. Sabato la famiglia aveva trascorso una serata normale. Dopo un momento d'intimità con la moglie in salone, mentre i bimbi dormivano nella cameretta, è andato in cucina e ha preso un coltello. Tornato in salotto, ha accoltellato alle spalle Cristina che, disperata, urlava e chiedeva perché. Secondo la dettagliata e fredda confessione del marito killer, la reazione delle donna e le urla (una vicina ha sentito delle grida, intorno alle 23.05, e ha pensato all'euforia per la partita dell'Italia che sarebbe iniziata di lì a poco), lo hanno costretto anche a sferrarle un pugno al volto prima di accoltellarla ancora. I colpi inferti alla moglie sono in totale cinque o sei, di punta. A quel punto è sceso in cantina per pulirsi del sangue e sistemarsi per andare a vedere la partita, ma - prima di uscire di casa - è tornato su e ha raggiunto i figli per ucciderli con un unico taglio alla gola: prima la bimba più grande, poi quello più piccolo.

Finita la terribile mattanza, si è recato in un pub con gli amici per vedere la partita e lungo la strada ha gettato in un tombino l'arma. Gli amici hanno spiegato ai carabinieri di non avere notato atteggiamenti strani da parte di Lissi, che - come tutti gli altri - si è emozionato ai gol della nazionale.

Infine, rientrato a casa, ha provato a mettere in scena una rapina finita male, aprendo e svuotando la cassaforte. Poi ha chiamato il 112.

Sono diversi gli elementi che hanno insospettito gli investigatori. Poco credibile la rapina visto che non è stato trovato alcun segno di scasso né in casa, né sulla cassaforte e che i gioielli erano stati trafugati con eccessiva cura. Inoltre, ai carabinieri Lissi racconta di avere toccato moglie e figli per soccorrerli e vedere come stavano, ma la casa (maniglie delle porte, pavimenti) non era sporca di sangue. L'unica cosa macchiata di sangue sono gli slip dell'uomo, sul retro: probabilmente non se n'era nemmeno accorto.

L'uomo, il padre, il marito, l'assassino è stato posto in stato di fermo con l'accusa di triplice omicidio (video). 

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