650 falsi dipinti di Franco Angeli: truffatore chiede 4 milioni, ma sono tutte "croste"

Si tratta di Sebastiano Giglia, latitante dal 2013. Insieme ai complici aveva realizzato almeno 650 opere false dell'artista romano Franco Angeli

Una delle opere originali dell'artista

E' stato trovato (e arrestato) a Bucarest, dove ogni tanto si recava per affari: continuava infatti a fare il mercante d'arte, attività in cui ha "spiccato" soprattutto per la sua capacità di organizzare truffe in grande stile, ingannando numerose persone e rifilando loro falsi dipinti dell'artista romano Franco Angeli. 

Sebastiano Giglia era ricercato dal 21 dicembre 2017, quando il sostituto procuratore generale di Milano Maria Saracino ha emesso un ordine di cattura a suo carico: era stato infatti condannato a 12 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla concussione, al millantato credito, alla truffa e alla contraffazione di opere d'arte.

Classe 1967, originario di Sinagra nel Messinese, Giglia era finito nell'inchiesta "Half Dollar" condotta nel 2008 dai carabinieri del nucleo tutela del patrimonio: era considerato il capo di una organizzazione che falsificava quadri attribuiti ad Angeli. L'indagine era scaturita dalla segnalazione della presenza di opere di Angeli, palesemente false ma con una certificazione di autenticità, all'interno di un locale notturno di Roma. 

Le "croste" di Franco Angeli

I carabinieri erano risaliti alla società certificatrice, la Magi Arte di Milano con a capo Antonio Minniti: la società si dichiarava nei fatti "titolare" di tutta l'opera di Angeli e complessivamente "trattava" 650 dipinti per un valore stimato di 4 milioni di euro (se fossero stati originali). Dipinti che venivano materialmente falsificati da Tiziano Bertacco. 

Il millantato credito era arrivato al punto che, a livello internazionale, chi desiderava acquistare un'opera di Angeli sapeva di doversi rivolgere alla Magi Arte. La quale, oltre a "produrre" le croste, le vendeva sia a tu per tu sia nei canali online, anche autorizzati dal Ministero dei Beni Culturali. Tale era la precisione del falsario che diversi critici d'arte erano caduti a loro volta in inganno.

Il processo a carico di Giglia e dei complici è iniziato nel 2011. Nel frattempo, nel 2013 il messinese si è reso latitante e in tutto questo periodo ha continuato a lavorare, naturalmente più nell'ombra, nell'ambito del mercato di opere d'arte in tutta Europa. Recentemente, in particolare, aveva preso l'incarico di rappresentare un'artista romena (con studio a Bologna) in Italia e in Romania: in effetti i carabinieri della "Catturandi", diretti da Marco Prosperi, lo hanno localizzato due volte all'Hotel Radisson di Bucarest e in due abitazioni differenti.

La polizia romena lo ha cercato invano in quelle località: ad uno degli indirizzi, in particolare, alcuni vicini di casa, riconoscendolo dalla fotografia, hanno spiegato che Giglia aveva dichiarato di voler tornare in Sicilia, dove vivono l'ex moglie, le due figlie e la madre. Tuttavia le ricerche sull'isola non hanno dato i frutti sperati, così i militari si sono concentrati nuovamente sulla capitale romena.

E alla fine l'uomo è stato "tradito" proprio dal legame con la famiglia d'origine: è stato sorpreso e arrestato in Strada Moliére, in un quartiere elegante di Bucarest. Poco prima aveva utilizzato una cabina telefonica di quella via per parlare con i suoi familiari.

L'ex moglie di Giglia, T.C., è l'attuale compagna dell'avvocato Rosario Pio Cattafi, originario di Barcellona Pozzo di Gotto. Cattafi, dopo gli anni universitari trascorsi con la militanza in Ordine Nuovo, è stato recentemente assolto con rinvio dalla Cassazione al processo "Gotha 3", un'inchiesta di mafia. Diversi i pentiti che, negli anni, lo hanno accostato alla criminalità organizzata messinese.

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Giglia e l'ex moglie erano stati coinvolti, negli anni '90, nellì'inchiesta "Aula Magna" sulla compravendita di esami universitari nell'Ateneo di Messina.

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