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Cronaca Locate di Triulzi

"Mi teneva con forza le gambe": donna stuprata al parco, così è stato incastrato un 27enne

Lo stupro lo scorso 23 dicembre, due giorni prima di Natale. Martedì, dopo 7 mesi di indagine, arrestato un uomo, che ha confessato. Così è stato incastrato

La sua vittima, quasi sperasse di riuscire a sfuggire a quell'orrore, si era coperta il viso. Aveva messo le mani davanti agli occhi per non guardare. Per cercare di non tenere nella mente i frame di quei cinque, sei minuti di inferno. Così ai militari che l'avevano soccorsa era stata in grado di dire poco nulla. Aveva parlato di un 20enne nordafricano con i capelli rasati ai lati, e forse, un pile bianco addosso. Ma niente di più. Eppure, dopo sette mesi di caccia senza sosta, i carabinieri sono riusciti a dare un nome e un volto a quell'uomo con i capelli ricci e il pile addosso. 

È il 26enne - 27 anni li farà ad agosto - Abd El Fatah Ennakach, cittadino marocchino, irregolare in Italia e fotosegnalato a San Donato la prima volta pochi mesi fa ma con un nome falso: quello di Narqash Mftah. Martedì, Ennakach è finito in manette in esecuzione di un fermo di indiziato di delitto emesso dalla procura di Lodi perché accusato di essere il violentatore che lo scorso 23 dicembre, a due giorni da Natale, aveva stuprato un'impiagata milanese 40enne in un parco di Locate Triulzi. 

Il suo raid era andato in scena verso le 14 poco lontano da Cascina Nesporedo, dove la vittima stava facendo jogging. Sorpresa alle spalle, la donna - che aveva le cuffie con la musica alle orecchie e correva da un paio di ore - era stata trascinata all'interno del bosco, nei pressi di una ciclabile, e lì costretta a subire un rapporto sessuale dall'aggressore che le aveva anche tappato la bocca per evitare che urlasse. Poco dopo la 40enne era scappata e aveva chiesto aiuto alle forze dell'ordine, che l'avevano trovata in stato di shock accanto alla rotatoria sulla provinciale 164, che conduce a San Giuliano. "Mi ha impedito con forza di sottrarmi al suo controllo e mi ha spogliata con foga - racconterà la vittima -. Mi teneva con forza le gambe stringendo con le sue mani con forza le mie cosce", il suo terribile ricordo, insieme a quella frase che si è sentita dire mentre lui la aggrediva: "Scopiamo e vai a casa". 

Gli investigatori della compagnia di San Donato, guidati dal maggiore Paolo Zuppi, dopo aver accompagnato la donna alla Mangiagalli per tutti gli accertamenti del caso, hanno immediatamente dato il via alle indagini, individuando il luogo esatto dello stupro, anche grazie al Garmin che la vittima aveva con sé. Lì, in un'area frequentata da pusher e disperati alla ricerca di una dose, i carabinieri hanno sequestrato una teglia in alluminio e uno scontrino da 2.99 euro per l'acquisto di una confezione di pellicola emesso alle 9.14 di quella mattina al vicino Carrefour. Guardando le immagini delle telecamere di video sorveglianza, i militari sono riusciti a isolare alcuni momenti in cui si vede il possibile violentatore, che però è ripreso da lontano e in maniera sgranata. 

I carabinieri hanno quindi cominciato ad analizzare le utenze che avevano agganciato la cella telefonica nella zona dello stupro in un orario compatibile - almeno un migliaio - e hanno iniziato a sentire alcuni frequentatori del parco. La svolta è arrivata quando una ragazza ha raccontato di aver raggiunto Cascina Nesporedo proprio il pomeriggio del 23 dicembre per comprare della cocaina e di essere stata molestata sessualmente dal pusher, che le aveva proposto del sesso in cambio di una dose gratis. "Ricordo che quel giorno mentre stavo acquistando la sostanza mi chiedeva di avere un rapporto sessuale in cambio di un regalo", metterà a verbale la donna. E lo stesso farà un'altra tossicodipendente - "approcciata" due volte tra l'1 e il 5 gennaio successivi - e un uomo, che racconterà delle molestie subite da una sua amica. Ma la prima testimone fa di più: fornisce agli investigatori la fotografia del "maniaco", recuperata da un profilo social. 

È l'indizio che i militari stavano cercando. Inserendo la foto in banca dati salta fuori il nome di Narqash Mftah: sono le generalità che il presunto stupratore ha dato durante un controllo. E, particolare non da poco, l'uomo corrisponde a quello filmato nel Carrefour. I carabinieri lo rintracciano in una casa di Corsico - dove viveva con altri nordafricani -, lo portano in caserma e lo fotosegnalano di nuovo. Gli prelevano un campione di Dna e lo spediscono agli specialisti del Ris di Parma, dove erano già stati inviati lo scontrino, la vaschetta e i campioni genetici prelevati sui vestiti che la vittima indossava al momento dello stupro. Il raffronto dà esiti positivo e per il 27enne scattano la manette. Giovedì, davanti al Gip di Milano Daniela Cardamone per la convalida, ha confessato. Ha spiegato che era ubriaco, che di solito non beve e che gli girava molto la testa. Ha anche detto di essere molto dispiaciuto. 

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