rotate-mobile
Cronaca

Aplomb e cravatta: così la gang britannica faceva milioni con la truffa dell'asfalto

Per giustificare il prezzo altamente concorrenziale, gli indagati affermavano di aver appena ultimato analoghi lavori di posa del catrame in cantieri situati nelle immediate vicinanze

Che fosse di proprietà privata o pubblica, arrivavano dove c'era bisogno di asfaltare una strada, presentavano l'immediata disponibilità di materiali e operai e con prezzi stracciatissimi battevano ogni concorrenza. Ogni volta si presentavano col nome di un'azienda diversa, avviando i lavori ed evitando gli obblighi di dichiarazione dei redditi perché quando era il momento controlli o contestazioni, l'azienda aveva già chiuso, i pagamenti erano già su conti esteri e loro erano già spariti. Così un gruppo di cittadini inglesi e irlandesi avrebbe effettuato truffe per nove milioni di euro.

Ora però la banda della truffa dell'asfalto è stata fermata dalla guardia di finanza. I finanzieri del comando provinciale di Bolzano, con la collaborazione di altri reparti del corpo delle province di Roma, Ancona, Grosseto, Novara, Padova e Milano, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di nove persone, accusate di associazione a delinquere, finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio e all'auto riciclaggio. Le indagini, coordinate dalla Procura di Bolzano ed eseguite dai finanzieri di Merano, sono iniziate nel febbraio del 2023 e hanno riguardato un presunto gruppo criminale transnazionale, composto prevalentemente da cittadini britannici e irlandesi. Al vertice c'era un italiano, già noto perché dedito alle cosiddette "truffe dell'asfalto", meccanismo che consentiva di offrire lavori di asfaltatura a bassissimo costo.

Per giustificare il prezzo altamente concorrenziale, gli indagati - descritti da numerose vittime come persone dall'aspetto distinto e con uno spiccato accento anglosassone - si presentavano dicendo di aver appena ultimato analoghi lavori di posa del catrame in cantieri vicini all'impresa o all'abitazione di turno, spesso in esecuzione di appalti banditi da enti locali e di avere subito a disposizione uomini e materiali, che erano risultati in eccesso dal lavoro precedente.

Ma quell'asfalto, di infima qualità, si sgretolava nel giro di pochi giorni. Tempo comunque sufficiente a consentire alla banda di far perdere le proprie tracce, impedendo qualsiasi possibilità di contestare le opere eseguite e recuperare le somme pagate. Per impedire ogni tentativo di risarcimento, negli anni, gli indagati avrebbero creato nove differenti ditte individuali "apri e chiudi" cui, di volta in volta, sono stati ricondotti i contratti stipulati, le fatture e i rapporti di conto corrente sui quali venivano eseguiti i pagamenti.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Aplomb e cravatta: così la gang britannica faceva milioni con la truffa dell'asfalto

MilanoToday è in caricamento