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Venerdì, 19 Aprile 2024
Cronaca

Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra insieme a Milano: maxi operazione dei carabinieri, 11 arresti e 154 indagati

Il blitz all'alba: arrestate 11 persone. Sequestrati oltre 200 milioni di euro

Tutti allo stesso tavolo. Camorra, 'ndrangheta e mafia insieme per fare affari a Milano. È in corso dalle prime ore di mercoledì una maxi operazione dei carabinieri che sta portando all'esecuzione di 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere, al sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 225 milioni di euro e alla notifica dell’avviso di conclusione indagini nei confronti di 153 indagati. 

"Si tratta di una complessa attività di indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano che ha riguardato un contesto criminale operante prevalentemente nel territorio lombardo, in particolare, tra la città di Milano e la sua provincia, la città di Varese e la sua provincia, formato da soggetti legati alle tre diverse organizzazioni di stampo mafioso cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra", si legge in una nota degli investigatori. 

Il "sistema" che ha unito camorra, cosa nostra e 'ndrangheta (ma il Gip dice no all'antimafia)

Nel mirino il "sistema mafioso lombardo", che avrebbe messo insieme le tre grandi organizzazioni criminali italiane per gestire "risorse finanziare, relazionali ed operative, attraverso un vincolo stabile tra loro caratterizzato dalla gestione ed ottimizzazione dei rilevanti profitti derivanti da sofisticate operazioni finanziarie realizzate mettendo in comune società, capitali e liquidità".

Nelle carte dell'inchiesta - per cui i pm avevano chiesto 154 misure cautelari, quasi totalmente respinte dal Gip - si leggono i nomi di diverse famiglie di criminalità organizzata: dai Fidanzati ai Mazzei passando per uomini particolarmente vicini a Matteo Messina, alle storiche locali di 'ndrangheta della Lombardia fino ai Senese. Figura centrale dell'indagine era proprio un uomo dei Senese, il 37enne Gioacchino Amico, considerato da investigatori e inquirenti il riferimento del "sistema lombardo". E non mancano i coinvolgimenti della politica. Uno degli indagati avrebbe infatti più volte incontrato il sindaco ed altri esponenti della giunta di un comune Milanese.

Il Gip, rigettando gran parte delle richieste, ha però evidenziato che la "mafia delle mafia" non ha mai utilizzato la propria forza intimidatrice e che la popolazione quasi non si sarebbe accorta della nascita del nuovo "super clan".

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