"Mi manda la stidda", minacce e attentati: il presidente nel mirino del racket, tre arresti

In manette tre uomini. Da marzo a giugno attentati incendiari e minacce contro la vittima

Uno dei camion e la sede della società dopo gli incendi

Non si è lasciato intimidire dal primo incendio. Non ha tremato davanti a quella minaccia fatta in siciliano stretto, quasi a volerla rendere ancora più credibile, più "vera". E non si è piegato neanche quando ha visto 300mila euro di camion andare in fumo o quando un suo ufficio mobile è stato distrutto da un rogo, l'ennesimo. Lui ha continuato a tenere la testa alta, ha continuato a stare dal lato delle forze dell'ordine, che alla fine - con velocità e "forza" - hanno reagito e hanno fatto quello che andava fatto. 

VIDEO. Uomo della Stidda incendia l'agenzia immobiliare

Tre uomini sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di San Donato, guidata dal maggiore Antonio Ruotolo, con le accuse di incendio e tentata estorsione aggravata per aver cercato di estorcere denaro a un noto imprenditore di San Giuliano Milanese, titolare di una importante ditta di costruzioni e presidente della locale squadra di calcio.

Nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Lodi sono finiti S.R., un 39enne gelese da anni residente a Busto - lui si trova in carcere -, V.B., un 52enne anche lui gelese ma residente a San Donato e C.R., 47enne di Melegnano, che sono entrambi ai domiciliari. 

Gli incendi e la "stidda"

Il loro piano, tipico di chi con le estorsioni "ci vive", era iniziato il 14 marzo del 2019. Quella notte era andata a fuoco la sede legale della ditta dell'imprenditore, che si trova nello stesso palazzo in cui ci sono gli uffici dell'Asd Città di San Giuliano, il club che milita in Promozione lombarda. 

I carabinieri, subito allertati dal presidente, avevano trovato evidenti segni di effrazione sulla porta d'ingresso e una tanica di benzina: segni inequivocabili che le fiamme erano state appiccate da qualcuno. Diciannove giorni dopo, erano caduti anche gli ultimi dubbi. Il costruttore, infatti, era stato fermato mentre andava nel suo ufficio dal 39enne, che in siciliano stretto gli aveva detto: "Ma manna a Stidda. Prepara 150mila euro entro quinnici iorn e tu sai a cu rivoggiti ”. 

Quella minaccia - "Mi manda la Stidda, prepara 150mila euro in 15 giorni e tu sai a chi rivolgerti" - e quel riferimento alla Stidda, l'organizzazione mafiosa forte proprio a Gela, servivano evidentemente per alzare il tiro, ma anche quella volta l'imprenditore si era affidato ai carabinieri, che intanto continuavano a raccogliere prove ed elementi. 

Il 27 maggio e il 4 giugno gli ultimi due attentati, messi a segno - per dirla con le parole di uno degli investigatori - "con modalità militari, da vero raid". Ad andare a fuoco erano stati due grossi camion per movimento terra che erano in un cantiere della società della vittima e, in un altro cantiere, un container usato come una sorta di ufficio mobile per mostrare ai clienti lo stato di avanzamento dei lavori. 

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Presi gli estorsori del costruttore

Neanche le minacce e le fiamme, però, hanno scalfito la forza e la convinzione del costruttore, che ha continuato a collaborare con le indagini e con gli inquirenti. Messe insieme tutte le prove e tutti gli indizi - agli atti c'è anche un video che riprende il 39enne il giorno del blitz fuori dagli uffici dell'imprenditore -, è arrivata l'ordinanza di custodia cautelare. 
 
I tre vengono tratteggiati come criminali "consumati", di curriculum, anche se nel loro passato sembra non ci siano altre estorsioni. Due di loro avevano tenuto contatti con la "terra madre", con Gela, ma non risultano collegamenti ufficiali con le organizzazioni criminali mafiose. Per convincere l'imprenditore a pagare, però, loro stessi avevano fatto riferimento alla "Stida", la quinta mafia. 

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