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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Le indagini

Mafia e 'ndrangheta a Milano: 10 arresti

Coinvolte importanti famiglie criminali in affari con la politica e con il mondo dell'imprenditoria

Mafia e 'ndrangheta a Milano. La polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica, Direzione distrettuale antimafia del capoluogo lombardo, fin dalle prime luci dell'alba di lunedì ha portato a termine un blitz contro un'organizzazione e suoi affiliati con una decina d'arresti. Gli agenti hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di diverse persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, tentata estorsione, tentato omicidio, ricettazione, porto illegale di armi, furto aggravato, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, intestazione fittizia e coercizione elettorale, usura, tutti aggravati dalla contestazione della mafiosità.

Così la 'ndrangheta voleva fare i soldi coi morti del covid: le intercettazioni

La complessa attività investigativa svolta dai poliziotti della Squadra Mobile milanese ha fatto luce sulle dinamiche della 'locale' di ‘ndrangheta di Pioltello (Milano), feudo indiscusso delle famiglie Maiolo e Manno e sulle attività criminali di un'altra persona riferibile alla famiglia di 'cosa nostra' dei Pietraperzia (Enna) collegata ai Rinzivillo. L'indagine ha consentito di poter appurare come la locale di Pioltello, già riconosciuta come struttura di ‘ndrangheta nell’ambito dell’operazione “Infinito” condotta dalla Dda di Milano nel 2010, attraverso il suo referente, insignito all’epoca della carica di “capo società”, dopo aver scontato una condanna ad anni 11 e mesi 4 di reclusione per associazione mafiosa e traffico di sostanze stupefacenti, fosse nuovamente operativo cercando di imporre l’egemonia della sua famiglia sul territorio, benché sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, attraverso una serie di intimidazioni, consistenti sia in violenze sia fisiche che verbali.

Gli affari con la politica e il covid

Secondo quanto emerge, il presunto boss Cosimo Maiolo, uno dei dieci arrestati, nel 2021 avrebbe fatto campagna elettorale in favore di Claudio Fina, candidato sindaco del centrodestra, non eletto, organizzando un tavolo elettorale anche per Marcello Menni (presidente uscente del consiglio comunale e candidato della lista 'Progetto Pioltello' per il centrodestra) e promuovendo i due (accusati di coercizione elettorale con l'aggravante mafiosa) presso le comunità di albanesi e pakistani a Pioltello.

Durante il periodo più difficile della pandemia del covid, l'organizzazione cercava di capire come poterci guadagnare su. Nel corso di una conversazione intercettata, uno dei figli del reggente della locale di 'ndrangheta di Pioltello, intuendo la possibilità di lucrare sul fenomeno del trasporto delle salme, mentre alla televisione scorrevano le immagini della colonna di salme trasportate dai camion dell'esercito, spiegava come avrebbe potuto fare del denaro trasportando le bare. L'idea era quella di coinvolgere una società intestata a un prestanome e condire il tutto con l'emissione di false fatture. Perché gli affari della locale passavano per l'emissione o ricezione di fatture per operazioni inesistenti o con sovrafatturazioni nonché finte assunzioni di dipendenti nei settori della logistica e dei servizi funerari. 

Video: le intercettazioni della polizia

Il quadro emerso nel corso delle numerose intercettazioni, dei servizi e degli appostamenti effettuati dagli agenti della 1^ Sezione criminalità organizzata della Squadra Mobile, è stato quello di una struttura mafiosa pervasiva, legata fortemente ai segni e ai simboli tipici dell’ndrangheta: in due circostanze, la polizia di Stato ha documentato come uno degli indagati, rivolgendosi a suo nipote, da un lato gli spiegava l’importanza dei legami di sangue che assicurano un’affiliazione 'automatica' e, dell’altro, illustrava l’importanza di riconoscere i 'segni' dell’ndrangheta in maniera tale da essere in grado di riconoscersi tra appartenenti.

Le indagini hanno fatto emergere come a tale pervasività e violenza si unisse la capacità dell’organizzazione di gestire notevoli flussi di denaro provento di illecite attività che producevano liquidità da reimpiegare: sono state documentate reiterate intestazioni di aziende a prestanomi per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione. Inoltre, sono state documentati anche casi di imprenditori che, istaurando rapporti ai limiti della connivenza, si sono avvalsi dei servizi offerti da alcuni degli indagati per lucrare sul fronte del costo del lavoro e della manodopera: emblematico è stato il caso di una nota azienda di logistica che, per il tramite di alcune società cooperative riferibili agli indagati, di fatto agiva come se i soci della stessa fossero dipendenti della ditta.

Il tentato omicidio e l'idea del boss di uccidere il fratello

A riprova dell’uso indiscriminato della violenza da parte dei soggetti verosimilmente facenti parte del sodalizio mafioso, vi è anche la contestazione di un’ipotesi di tentato omicidio in un episodio che ha visto coinvolto un membro della famiglia investigata - i Maiolo - e alcuni cittadini albanesi per una questione di droga degenerata, prima dell’intervento delle forze dell’ordine, in una rissa. Episodio, questo, che ha creato, peraltro, un forte dissidio nella famiglia in quanto il comportamento del presunto autore del tentato omicidio (Damiano Maiolo) è ritenuto impulsivo: le diverse conversazioni che coinvolgevano diversi membri della locale, a un certo punto, infatti, hanno fatto emergere da parte del presunto reggente della famiglia (Cosimo Maiolo), l’idea di sopprimere il fratello autore del tentato omicidio, fatto poi non concretizzatosi a conferma della propensione dell‘ndrangheta a mantenere un basso profilo.

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