Panna, proiettili, Scarface e soldi: così il figlio del boss "lombardo" festeggiava i 40 anni

La singolare torta di Melo Pio, la cui famiglia aveva messo le mani su un hotel in Liguria

La torta

Il numero 40 che campeggia al centro della torta e la scritta "Auguri Melo". Dove Melo è Carmelo Pio, fratello di Alfonso Pio e figlio di Domenico Pio, uno dei boss della locale di 'Ndrangheta di Desio, già arrestato ai tempi dell'Indagine Infinito nel 2010. Nessuna candelina tra i ciuffi di panna ma proiettili dorati e l'immagine - iconica - di Al Pacino nei panni di Scarface: faccia cupa, sguardo arrogante e in mano un pugno di dollari. Qualche striscia di polvere bianca e una banconota arrotolata. A completare il "quadro" poi una cascata di proiettili e una pistola insieme a un sigaro e a qualche dollaro. Potere, soldi, droga e armi: una sintesi perfetta dell'immaginario popolare della vita da boss. Peccato che non sia un film.

Non si tratta infatti del fotogramma di una pellicola americana che ritrae la vita di un gangster ma una torta di compleanno vera. Che è finita agli atti dell'indagine The Shock condotta dalla Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, che ha portato all'esecuzione di quattro misure cautelari personali ed al sequestro di quote societarie per ipotesi di estorsione aggravata dal metodo mafioso ed usura. 

Al centro dell'indagine gli affari della 'Ndrangheta che dalla Brianza conducono fino alla Liguria dove gli inquirenti si sono concentrati su un'operazione finanziaria che avrebbe come protagonisti esponenti della famiglia Pio, considerata al vertice della locale di 'Ndrangheta di Desio, intenti a prendere il controllo di quote societarie dell'Hotel del Golfo a Finale Ligure, riuscendo attraverso minacce e metodiche estorsive di stampo mafioso a insinuarsi negli affari di realtà imprenditoriali in crisi. Anche nel settore del turismo. 

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Quella della torta non è la sola immagine che è servita agli inquirenti per delineare la personalità degli indagati. Dalle conversazioni finite sotto la lente di ingrandimento della polizia postale durante l'indagine - durata oltre un anno -  sono emerse altre fotografie che ritraggono uno degli indagati - Pio Alfonso e suo figlio - mentre imbracciano armi, addestrandosi al tiro, in un luogo che per ora è rimasto sconosciuto. 
 

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