Presi i pusher col drone: traditi da Ombra, Veleno e Stricnina, i poliziotti playmaker

Arrestati tre pusher albanesi, un quarto fermato. Gli agenti si sono finti cestisti

Nomi in codice: Ombra, Veleno e Stricnina. Abbigliamento necessario: pantaloncini, canotta e scarpe. Kit di lavoro: un pallone da basket, mani veloci, occhi attenti e il fiuto di un poliziotto. Sì perché quei cestisti che per giorni hanno giocato nel playground di via Oroboni a Milano non erano dei normali "baskettari". Sotto le loro jersey c'erano, almeno in maniera immaginaria, le divise della polizia. In palio una "partita" contro lo spaccio in un'indagine che - inevitabilmente - è stata ribattezzata "Play off Nba", che proprio in questi giorni si stanno giocando nella bolla di Orlando.

In attesa di vedere chi Oltreoceano si metterà l'anello al dito, festeggiando il titolo, gli agenti la loro partita l'hanno già vinta. Gli sconfitti sono quattro uomini - tutti cittadini albanesi, di 21, 22, 23, 27 anni - finiti in manette con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. 

L'indagine è nata la settimana scorsa, quando un parroco della zona di Comasina ha fatto sapere al dirigente del commissariato, Antonio D'Urso, che alcune mamme si erano rivolte a lui per segnalare delle presenze sospette nel parchetto di via Oroboni, a due passi da una scuola materna e molto frequentato dai piccoli. Dopo i primi appostamenti, i poliziotti hanno confermato le "voci" arrivate in parrocchia e, una volta visto il campetto da basket, hanno avuto l'illuminazione. 

La droga, il drone e il basket

Così sono scesi in campo, letteralmente, Ombra, Veleno e Stricnina, che di lavoro fanno gli investigatori ma per passione giocano davvero a basket a livello non professionale, anche se sono bravi, confessa il loro capo.

Per cinque giorni hanno consumato le suole tirando a canestro senza mai perdere di vista il loro obiettivo: quel passo carrabile al civico 21 dal quale continuavano a entrare e uscire macchine sospette, sopratutto una Punto, una Bmw e una Smart. A Stricnina non è poi sfuggito un altro particolare: quel drone che continuava a girare sulla piazzetta e che poi terminava la sua corsa sempre sul balcone al primo piano. 

Lunedì, al termine dell'ennesima partita al campetto e dopo l'ennesima visita della Punto, il dirigente ha deciso di tentare il tutto per tutto, una sorta di tripla allo scadere. Così i poliziotti hanno seguito per un po' la Punto e l'hanno fermata all'imbocco della Milano-Meda: a bordo c'era il 27enne e sotto il sedile c'erano 20 panetti di hashish per due chili totali di droga. Arrivata la conferma, gli agenti che erano rimasti in strada hanno bloccato il 22enne e il 23enne, ancora accanto alla Smart. Un mazzo di chiavi trovato in tasca di uno dei due ha poi aperto quella casa al primo piano dove "atterrava" il drone. 

Quando è scattato il blitz, all'interno c'era un uomo - poi risultato essere il 21enne - che si è lanciato dal balcone ed è riuscito a scappare. La droga, invece, è rimasta lì, nascosta nel solaio: 15,6 chili di "fumo", con i marchi "Gorilla Glue"  "King", e 1,160 di cocaina pura all'80%, quindi da tagliare almeno altre tre volte. Gli agenti sono riusciti a mettere le mani anche su quattro cellulari - immediatamente "svuotati" da remoto presumibilmente dai capi della banda - e sul drone, che veniva usato dai pusher per controllare i movimenti della polizia e per verificare che i "cavallini", i piccoli spacciatori di strada, lavorassero. 

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Il martedì, poi, è finita anche la brevissima latitanza del 21enne: il giovane è tornato nel palazzo dal quale era scappato - probabilmente per verificare se ci fosse ancora la droga - ed è finito in manette in esecuzione di un fermo di polizia giudiziaria. Sirena finale e partita vinta da Ombra, Veleno e Stricnina. Non sarà l'anello Nba, ma è un grande risultato.

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