Cronaca Macconago / Via Sant'Arialdo

Il buttafuori 'Bialba', la rapina per finanziare la banda e la 'bella e la brutta' di Rogoredo

Sgominata un'associazione a delinquere che spacciava nel bosco di Rogoredo

In molti, tra i tossicodipendenti, li sceglievano per i prezzi "popolari" perché loro, da veri imprenditori, sapevano adeguare il "listino" in base all'offerta dei rivali. E se per rispondere a quegli stessi rivali c'era bisogno di usare le armi e la violenza non c'erano particolari problemi. Perché, oltre che imprenditori, erano criminali. Dieci uomini - cinque italiani, due romeni e tre albanesi - sono stati arrestati martedì dalla polizia in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti perché ritenuti parte di una banda attiva nel "vecchio" bosco della droga di Rogoredo

A incastrarli sono stati i poliziotti del commissariato Mecenate, guidati dal dirigente Salvatore Anania, che da dicembre 2018 hanno acceso i fari sul gruppo, riuscendo più a volte a entrare - con tutte le difficoltà del caso - nell'area in cui i pusher vendevano la cocaina, la "bella", e l'eroina, la "brutta". I luoghi che controllavano direttamente erano tre: il lato di via Sant'Arialdo, il tunnnel sotto la tangenziale, in via Impastato, e la cascina nel bosco. 

"Bialba" e il colpo in banca

Mentre il resto dell'area verde - parte della quale oggi è stata recuperata - era gestita da una seconda banda, con la quale i dieci erano in concorrenza diretta, tanto da scegliere i prezzi della "roba" - di solito 15 euro per un grammo di eroina, 60 per la coca - in base ai rivali. 

A supervisionare tutto, stando alle indagini, c'era un 42enne albanese - detto "bilancia albanese", da cui il nome dell'operazione, "Bialba" - che lavorava quasi come fosse un buttafuori, in cambio di 100 euro al giorno. Era lui, infatti, a garantire che non ci fossero problemi di "ordine pubblico" tra i clienti e che i pusher seguissero le direttive impartite. Sopra di lui, con la scala gerarchica tipica delle associazioni a delinquere, c'erano invece due italiani: il 23enne S.P. e il 29enne V.M., che tenevano le fila del gruppo. 

E che, se necessario, erano pronti a scendere in campo di persona. Era stato proprio il 23enne - insieme a un complice 24enne, anche lui ora finito in cella - ad assaltare una filiale della banca popolare dell'Emilia a luglio 2019. Quel giorno i due banditi avevano tenuto in ostaggio i dipendenti per 40 minuti ed erano poi fuggiti con un bottino di 50mila euro. La "fine" di quei soldi era stata quella inevitabile: il denaro era stato poi reinvestito per comprare la droga da spacciare nel boschetto. 

I binari di Rogoredo tra morti ed eroina a pochi euro

La mitragliatrice e il revolver

Droga, blitz in banca ma non solo. Perché durante le indagini, come riscontro del lavoro in corso, gli investigatori sono anche riusciti a mettere le mani su un revolver e un fucile mitragliatore. Uno degli arrestati, intercettato mentre parlava con un altro della banda, aveva infatti fatto cenno a un possibile raid violento. 

Il motivo? Far capire all'altra banda che al bosco della droga c'erano anche loro. Un bosco che adesso, in parte, soprattutto dal lato di via Sant'Arialdo e un po' meno dal lato di via Orwell, è stato restituito ai cittadini. E proprio per questo negli ultimi mesi, mentre i poliziotti li tenevano ancora d'occhio, gli uomini della banda si erano spostati verso il Corvetto. Almeno fino a martedì mattina, quando sono scattate per tutti le manette. 
 

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