Cronaca

Milano, tangenti nella sanità: sei arresti, nei guai quattro primari tra Pini e Galeazzi

Quattro primari e un direttore sanitario ai domiciliari, un imprenditore del settore in carcere

Immagine repertorio

Mazzette, regali, soldi e promesse per ottenere la fornitura di protesi ortopediche, per il momento tutto presunto e ancora da dimostrare ma il bilancio per la sanità milanese è pesante: quattro primari e un direttore sanitario agli arresti domiciliari; un imprenditore in carcere. È il risultato di un blitz messo a segno dalla guardia di finanza di Milano nel nuovo filone di indagini sulle presunte tangenti nella sanità lombarda che lo scorso marzo aveva portato all'arresto di Norberto Confaloneri, primario di Ortopedia del Pini.

Nella mattinata di martedì 10 aprile gli investigatori del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, in un’inchiesta dei procuratori Maria Letizia Mannella ed Eugenio Fusco, che coinvolge gli ospedali milanesi Pini e Galeazzi, per una vicenda che riguarda presunte tangenti nell'ambito sanitario. Più nel dettaglio, secondo gli inquirenti, ci sarebbero state forniture di protesi ortopediche in cambio di mazzette e regali dalla ditte fornitrici.

I nomi degli arrestati

Agli arresti domiciliari Paola Navone, direttrice sanitaria del Cto Gaetano Pini, e i due primari dell'ospedale: C.C. e Giorgio Calori. Nei guai anche due primari dell'ospedale Galeazzi: il chirurgo Carlo Romanò e Lorenzo Drago, responsabile del laboratorio di analisi. Anche loro agli arresti domiciliari. Per loro l'accusa è di corruzione. In carcere, invece, Tommaso Brenicci: imprenditore e amministratore di società che commerciano all'ingrosso articoli medicali e ortopedici.

Le intercettazioni

"Il Pini è l’ospedale più facile del mondo (...) perché non ci sono gare, se sei amico di un chirurgo usi i prodotti che vuole, cioè è tutto libero, tutto libero!". Queste le parole che, secondo l'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Teresa De Pascale, avrebbe pronunciato in un'intercettazione l'imprenditore Tommaso Brenicci. Sempre in una intercettazione l'uomo d'affari avrebbe descritto la "scarsa trasparenza e legalità nelle pubbliche forniture dell’Istituto Ortopedico Cto-Gaetano Pini".

E ad approfittare della scarsa trasparenza sarebbero stati proprio alcuni medici, come emergerebbe dall'ordinanza di custodia cautelare. "La Vuitton non ti piace? (...) Stefi è possibile che me la regalino (...) e allora non mi rompere i c...!". Avrebbe detto, secondo le intercettazioni, il chirurgo Giorgio Maria Calori rivolgendosi alla moglie parlando della borsa che le avrebbe regalato, evidenziando "la necessità di essere parchi e limitare le proprie spese voluttuarie". Sempre nelle intercettazioni il medico avrebbe fatto capire alla compagna che la borsa era "un regalo ricevuto" da altre persone. "Giova sottolineare — commenta il gip — che in quei giorni Calori si trovava in Turchia in compagnia di Brenicci (l’imprenditore arrestato, ndr), in occasione di un evento scientifico tenutosi ad Antalya".

Beni di lusso, ma anche contanti. Sempre secondo le intercettazioni, Brenicci si sarebbe lamentato perché Calori gli avrebbe chiesto "150mila euro in prestito (...) perché è un po’ in difficoltà deve pagare il mutuo della casa". L'imprenditore si sarebbe lamentato esclamando: "porca troia (...) gliene regalerò 20-30 dico (...) se inizio a dargli i soldi poi te ne chiede altri (...) ha comprato sta casa da 330 metri e ha speso 600mila euro per metterla a posto (...) prendono il marmo, il parquet a 500 euro al metro".

La finta infezione

Ma oltre alle tangenti ci sarebbe altro. Calori avrebbe paventato a un "facoltoso paziente l'esistenza di una grave infezione" che se non fosse stata curata avrebbe portato "all'amputazione di un piede" per "manifestare la necessità di procedere ad un'operazione" in una clinica di Milano dove "operava privatamente", anche se l'infezione non c'era. Lo avrebbe detto in una intercettazione un altro medico arrestato, C.C. 

La manager arrestata in televisione

Paola Navone, la direttrice sanitaria del Pini ai domiciliari, aveva firmato il "Piano triennale per la prevenzione della corruzione e delle illegalità per gli anni 2016-2018" e lo raccontò in televisione. "Il Piano Anticorruzione verrà attuato al Gaetano Pini al più presto", disse ai microfoni di Porta a Porta lo scorso marzo, dopo l'arresto del primario Norberto Confalonieri. "Abbiamo fornito alle autorità — proseguì la manager, con un passato da responsabile del Nucleo operativo di controllo della Asl di Milano — la lista di tutte le attività sugli impianti protesici, che fanno parte di un flusso di dati che è controllato".

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