Cronaca

Antinori ricoverato, dolore al petto: "Sono innocente, sono come Tortora"

La difesa: "L'infermiera aveva firmato il consenso". Si sente male poi viene dimesso. Sarebbe indagato anche per altri casi simili

Antinori

Severino Antinori, noto ginecologo di una famosa clinica milanese (ora coi sigilli) tratto in arresto l'altro giorno con l'accusa di aver "rubato" ovuli a una paziente senza il suo consenso, è stato ricoverato sabato a Roma per un malore. Poi è stato dimesso. Si trova attualmente ai domiciliari. 

Avrebbe detto di aver sentito un forte dolore al petto, "forse un infarto". Antinori si professa innocente nelle dichiarazioni a caldo sull'indagine: "Sono accuse folli, sono come Tortora (Enzo, il conduttore tv ingiustamente accusato da un pentito, ndr). Sono una persona onesta". Ma il caso del furto di ovuli non sarebbe l'unico. Sarebbe anche indagato per altre situazioni simili.

Secondo quanto ricostruito, l'8 aprile scorso, 3 giorni dopo l'intervento che avrebbe subito affinché gli ovuli fossero impiantati ad altra paziente, la donna che ha dato il via all'inchiesta che ha portato ai domiciliari Antinori inviò una lettera per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato da infermiera e il risarcimento per il danno subito, riservandosi contrariamente iniziative legali. Lo ha spiegato l'avvocato Tommaso Pietrocarlo secondo il quale questa condotta rappresenta "un'anomalia". Mentre l'avvocato della giovane sostiene che la lettera era la semplice richiesta di regolarizzare un rapporto di lavoro fino a quel momento in nero. Le accuse di cui deve rispondere Antinori sono di rapina aggravata e di lesioni personali aggravate per aver prelevato tre ovuli a una 24enne (l'infermiera, appunto, che poi lo ha denunciato) contro la sua volontà.

La Procura aveva contestato anche il sequestro di persona ma il gip ha considerato che questo capo sia assorbito da quello di rapina. La versione di Antinori, invece, è che la 24enne firmò un modulo di adesione al programma di ovulodonazione, poi un consenso informato, "dopo aver avuto il supporto di uno psicologo che ne attestò la consapevolezza della scelta e la mancanza di problematiche". I legali di Antinori sostengono anche che l'infermiera, sentita dalla polizia, avrebbe in un primo momento affermato di avere firmato il modulo di consenso informato per l'operazione, "pur non comprendendo cosa c'era scritto, visto che era scritto in italiano". Solo successivamente, sentita dai Nas dei carabinieri, la 24enne avrebbe invece sostenuto che le firme sui moduli non fossero sue. 

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