Cronaca Porta Venezia / Via Paolo Frisi

Il superlatitante che trafficava droga con la camorra si nascondeva a Milano: deve scontare 30 anni

Nel 2018 si era sfilato il braccialetto elettronico ed era fuggito in Spagna, poi era tornato in Italia: Antonino Calì, romano, è stato arrestato a Milano

Deve scontare quasi trent'anni di reclusione l'ex superlatitante Antonino Calì, arrestato la mattina del 21 aprile a Milano, dove aveva trovato l'ultimo rifugio in un appartamento preso in affitto. Nel 2018, mentre era ai domiciliari in una clinica, era scappato facendo perdere le sue tracce fino ad ora. Lunga e tutta romana la carriera criminale di Calì, coinvolto soprattutto in indagini sul traffico di droga che gestiva insieme a vari clan tra cui i romani Casamonica e gli avellinesi Pagnozzi. Malavita romana e camorra. Calì era anche destinatario di un mandato d'arresto europeo.

Si era nascosto in un appartamento di via Paolo Frisi, zona Porta Venezia, preso in affitto da un'agenzia immobiliare. Da poco era tornato in Italia dopo una permanenza a Valencia. Le polizie internazionali erano sulle sue tracce e, quando hanno saputo che Calì si era spostato a Milano, la squadra mobile romana e quella milanese sono entrate in azione.

Si sfila il braccialetto elettronico e scappa in Spagna

La prima condanna risale al 1999 per traffico di droga in associazione a delinquere: dopo una detenzione domiciliare, Calì torna libero nel 2003 e ricomincia l'attività, affiancandola ad altri reati (frode, ricettazione e altro). Il secondo arresto è del 2007 per possesso di armi clandestine. Di nuovo libero, alza "l'asticella" e inizia a collaborare con i Casamonica, ma anche con i Gambacurta e i Pelli di Locri. Ma soprattutto con il clan camorristico dei Pagnozzi, stanziato in provincia di Avellino con solidi collegamenti con la malavita romana.

L'ultimo arresto è del 2013. Calì fu condannato per traffico di droga, estorsione, riciclaggio e reimpiego di proventi del traffico in attività imprenditoriali. Nel mese di maggio del 2018 gli furono concessi i domiciliari da scontare presso la clinica romana di Villa Ardeatina. Ma, il 3 ottobre 2018, riuscì a manomettere il braccialetto elettronico e fece perdere le sue tracce. Ricomparve nei "radar" delle forze dell'ordine nel 2020 in Spagna, a Valencia, e poi a Milano in via Paolo Frisi.

I poliziotti lo osservano dalla terrazza

Per due giorni i poliziotti hanno osservato il possibile appartamento meneghino da una terrazza posta in alto, con vista su tutto il cortile condominiale, con telecamere e binocoli. La mattina di mercoledì 21 aprile, finalmente, gli agenti hanno notato un uomo simile a Calì uscire dal condominio e dirigersi a piedi verso la stazione della metropolitana. Prima dell'ingresso è stato bloccato dagli agenti, a cui ha esclamato: «Sì, sono io, Antonino Calì». Con sé aveva una carta d'identità intestata a Sergio Calì, valida per l'espatrio. Nell'appartamento di via Frisi, poi perquisito, sono stati trovati documenti che comprovavano il suo arrivo da Valencia e 1.200 euro in contanti, nonché le chiavi di casa della sua abitazione spagnola.

terrazza con telecamera-2

Per Calì si apriranno ora le porte del carcere. La Corte d'Appello di Roma, nel 2020, lo ha condannato a 29 anni, otto mesi e quattordici giorni di reclusione computando tutte le pene detentive a cui era stato condannato per traffico di droga con l'aggravante dell'associazione di stampo mafioso.

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