Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Omicidio di Andrea Rocchelli, arrestato 28enne italo-ucraino

L'episodio risale a maggio 2014, quando nella zona di Sloviansk Rocchelli e il suo interprete (il dissidente russo Andrej Mironov) furono uccisi a colpi di mortaio. I dettagli

Vitaly Markiv (da Fb)

Si chiama Vitaliy Markiv e ha 28 anni. Ha doppia cittadinanza italiana ed ucraina e, il 30 giugno, è stato arrestato all'aeroporto di Bologna su mandato della procura di Pavia con l'accusa di avere ucciso, il 24 maggio 2014, nei pressi di Sloviansk, il fotogiornalista pavese Andrea "Andy" Rocchelli e il dissidente russo Andrej Mironov (che gli faceva da interprete), oltre ad avere gravemente ferito il giornalista francese William Rougelon.

Rocchelli, Mironov e Rougelon si trovavano in territorio di guerra, o più propriamente di operazione antiterrorismo, in seguito alla ribellione dei separatisti filo-russi e alla creazione dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk. Erano lì per documentare i combattimenti: Rocchelli era già stato in Ucraina, a Kyiv, per fotografare la resistenza di Maidan e la Rivoluzione della Dignità, qualche mese prima. 

Markiv è accusato di avere teso un agguato a colpi di mortaio a Rocchelli e ai suoi compagni (erano in tutto in cinque, come emerso nel 2017 dalla scoperta di alcuni files fotografici che documentano gli ultimi minuti di vita del gruppo). Questi si erano rifugiati in un fosso per sfuggire agli spari, ma - per due di loro, Rocchelli e Mironov - senza fortuna. 

Chi è Markiv

Secondo le informazioni diffuse dalla stessa procura di Pavia, Markiv è arrivato a 16 anni nel 2002 con la madre e la sorella in Italia. La madre ha poi sposato un italiano e di conseguenza Vitaliy ha acquisito la cittadinanza italiana al 18esimo anno d'età. Dopo alcuni lavori in palestre e discoteche, nel 2013 è tornato in Patria per partecipare alla Rivoluzione della Dignità e poi per arruolarsi in un battaglione di volontari inserito nella "Guardia Nazionale" «alle dirette dipendenze del Ministero dell'Interno ucraino». 

Markiv - sono parole della procura di Pavia - «veniva stanziato sulla collina Karachun, alle porte della cittadina di Sloviansk, altura dalla quale il 24 maggio 2014, tramite armi a ripetizione e colpi di mortaio, veniva aperto il fuoco indiscriminatamente verso i tre foto-reporter, cagionandone la morte ed il ferimento».

Il deputato governativo ucraino Andriy Antonyschak (del Blocco Poroshenko) ha dichiarato, l'1 luglio, a commento dell'arresto, che Vitaliy Markiv è attualmente vice comandante di plotone del "Battaglione Serhiy Kulchytsky", che prende il nome da un generale ucraino morto proprio a Sloviansk nel 2014. Lo stesso parlamentare ha però precisato che Markiv non faceva parte, all'epoca, di quel battaglione.

Markiv non tornava in Italia da anni. Lo ha fatto il 30 giugno atterrando a Bologna insieme alla moglie per fare visita alla madre, che vive tuttora a Tolentino (Marche). E lì, in aeroporto, i carabinieri del Ros di Milano e quelli del comando provinciale di Pavia lo hanno tratto in arresto.

I dubbi

La collina in cui si trovava Markiv insieme ai battaglioni volontari e ai militari ucraini (in particolare la 95esima brigata Airborne) dista oltre un chilometro dal luogo in cui Rocchelli è stato ucciso insieme a Mironov. La collina era anche l'unico punto all'epoca controllato dagli ucraini in tutta la zona, per il resto occupata dai separatisti filo-russi. E la zona era scenario di battaglie continue tra le due fazioni.

Ma, come si è sempre saputo, gli ucraini avevano a disposizione soltanto armi di piccola portata, al massimo 400 metri, e non mortai. Questo dettaglio in qualche modo "stona" con l'ipotesi che siano stati militari o comunque uomini in divisa ucraini a fare fuoco, a colpi di mortaio, contro Rocchelli, Mironov, Rougelon e gli altri due compagni.

Il procuratore generale ucraino, Eugene Enin, si è detto «sorpreso» dell'arresto di Markiv e aggiunge che le indagini finora svolte dalle autorità ucraine portano alla pista dei separatisti filo-russi. La questione verrà sicuramente affrontata nel dibattimento.

Markiv si trova in carcere a Pavia e, per il momento, il console generale ucraino non ha potuto fargli visita per via della cittadinanza italiana del 28enne, anche se - dopo il ritorno in Patria nel 2013 - fonti ucraine confermano che a Markiv sia stata restituita anche la cittadinanza ucraina e dunque, attualmente, il giovane abbia doppia cittadinanza.

Le indagini

Il sostituto procuratore Andrea Zanoncelli, della procura di Pavia, ha affermato che si tratta di «un punto di inizio per arrivare ad una verità complessiva su quanto è successo e non un punto finale per arrivare a nomi e cognomi da processare». Le indagini, quindi, proseguono, anche perché gli investigatori stanno ancora cercando persone - al momento ignote - che insieme a Markiv avrebbero compiuto l'agguato.

Lo stesso Zanoncelli ha specificato che il «problema della giurisdizione» per Markiv è stato superato quando si è capito che avesse la cittadinanza italiana, mentre in fase di dibattimento sarà da affrontare la questione - sono sempre parole di Zanoncelli - se si tratti di «omicidio di tipo politico» (riferendosi evidentemente alla situazione di guerra) oppure no. Il sostituto procuratore ha poi evidenziato che i colpi di mortaio sono stati «almeno trenta», il che non lascerebbe dubbi sulla natura dell'agguato.

Il comandante dei Ros di Milano ha aggiunto che Markiv si è arruolato in una delle «formazioni sussidiarie alla "Guardia Nazionale", dotate di armi e preposte alla difesa del territorio», acquisendo poi il comando di una squadra di una dozzina di volontari. Secondo la ricostruzione effettuata - e narrata dallo stesso comandante dei Ros -, Markiv si sarebbe trovato sulla collina e appostato in difesa di una rotabile nei pressi di uno stabilimento di ceramiche.

Nel contempo, Rocchelli, Mironov e gli altri sono arrivati sul posto a bordo di un taxi, sono scesi dal mezzo e hanno iniziato a scattare una serie di fotografie. Fatti bersaglio di alcuni colpi, hanno trovato riparo in un fosso e sono stati colpiti dai mortai.

L'anticipazione: indagini su traffico armi

A maggio 2017 si è saputo che la magistratura italiana aveva riaperto l'inchiesta dopo alcuni tentativi che, come confermato l'1 luglio dal sostituto procuratore Zanoncelli, stavano portando a binari morti. La procura pavese era convinta che la morte di Rocchelli e Mironov fosse una sorta di atto premeditato e non un "danno collaterale" del conflitto a Sloviansk.

Secondo quanto si è appreso a maggio, i carabinieri del Ros di Ancona stavano indagando sul traffico d'armi organizzato da un ascolano con alcuni "emissari russi", e avrebbero trovato nel Maceratese punti di contatto con l'indagine sulla morte di Rocchelli.  

All'epoca non si era saputo nulla di più, e nemmeno l'1 luglio in conferenza stampa i carabinieri e la procura di Pavia hanno aggiunto dettagli su questo. Ma occorre ricordare che Tolentino (dove era diretto Markiv in visita alla madre) si trova proprio in provincia di Macerata.

La reazione del Ministero della Difesa dell'Ucraina

Nella giornata del primo luglio è arrivata anche la reazione ufficiale del Ministero della Difesa della Repubblica d'Ucraina all'arresto di Vitaliy Markiv, con una nota diffusa alla stampa nella quale si specifica che Markiv è attualmente sergente con il ruolo di vice comandante di plotone del Battaglione Kulchytsky e, per un periodo di vacanza, aveva deciso di raggiungere la famiglia in Italia. 

Il Ministero sottolinea poi che «nel 2014 il Battaglione Kulczycki non aveva alcun mortaio a disposizione».

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