Uomini uccisi, donne e bambini violentati: arrestato a Milano il seviziatore dei profughi

In manette Osman Matammud, somalo di ventidue anni. È accusato di omicidi e stupri

Il 22enne Osman Matammud

Un seviziatore di professione. Una sorta di braccio violento dei trafficanti d’uomini, disposto a entrare in azione quando le vittime non volevano pagare. Poi, proprio confuso tra le sue vittime, è scappato a Milano, dove la sua fuga è finita. 

Gli agenti della polizia locale di Milano hanno arrestato Osman Matammud, somalo ventiduenne responsabile - secondo l’accusa - di stupri e torture commessi in un centro di raccolta migranti di Bani Walid, in Libia

Le manette ai polsi dell’uomo, riconosciuto dai suoi stessi connazionali, sono scattate il 23 settembre scorso in via Sammartini, ma l’orrendo quadro è stato completato solo negli ultimi giorni, quando la procura ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti per quattro omicidi, sequestro a scopo di estorsione di centinaia di somali e per violenze sessuali su decine di donne. Per lui le accuse, pesantissime, sono di omicidio plurimo continuato e aggravato, sequestro di persona a scopo di estorsione e violenza sessuale anche su minori. 

A inguaiare Matammud sono state le sue stesse vittime, che lo hanno riconosciuto nel centro profughi di via Sammartini e hanno cercato di aggredirlo e linciarlo, prima che la polizia locale - in qualche modo - lo salvasse. 

VIDEO - Milano, il seviziatore circondato in strada dalle sue vittime 

Foto video arresto seviziatore profughi-3

Da quel momento, però, agenti della Locale e inquirenti - coordinati dal procuratore aggiunto della Dda di Milano, Ilda Boccassini - si sono messi a scavare nel passato del ventiduenne, riuscendo a ricostruirlo anche grazie alla testimonianza di due ragazze - entrambe minorenni - che avrebbero subito abusi nel centro libico e che ora si trovano proprio nell’hub di Sammartini. Nell'inchiesta dei pm Luca Gaglio e Marcello Tatangelo, che hanno già chiesto l’autorizzazione a procedere per i reati commessi all’estero, sono state raccolte anche altre testimonianze.

Testimonianze, parole pronunciate da chi con Matammud ci avrebbe avuto a che fare in Libia, che dipingono uno scenario atroce, inquietante. Il ventiduenne è, infatti, accusato di essere anche uno degli organizzatori dei viaggi sui barconi dalla Libia all'Italia, che sarebbero costati ai migranti circa 7.500 dollari a testa. Stando alle indagini, se i profughi non riuscivano a versare tutti i soldi richiesti, venivano sottoposti a torture, anche con scariche elettriche, e violenze sessuali. Nei mesi scorsi, sono stati sentiti una decina di somali che hanno raccontato a verbale le violenze. Alcuni di loro avrebbero parlato anche di pestaggi a morte e decessi - almeno quattro, secondo la procura - per mancanze di cure e di cibo.

Per il prossimo 20 gennaio, gli inquirenti hanno già fissato un incidente probatorio per “cristallizzare” le testimonianze di alcune vittime che hanno denunciato il presunto trafficante di uomini, che si trova in cella a San Vittore - già da settembre - per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina con l'ipotesi che il profugo sia stato sottoposto a trattamento inumano.  

"In quaranta anni di carriera non ho mai visto un orrore simile", l’amara ammissione del procuratore aggiunto Ilda Boccassini, a cui ha fatto eco il pm Marcello Tatangelo, che ha descritto il centro profughi di Bani Walid, come un vero “campo di concentramento".

“Sono orgogliosa del lavoro svolto dall’unità tutela donne e minori della polizia locale, che ha permesso di consegnare alla giustizia una persona riconosciuta dai suoi connazionali come un sadico gestore di un campo in Libia, un assassino e uno stupratore - le parole dell’assessore alla sicurezza di Milano, Carmela Rozza -. La sensibilità e la capacità di ascolto degli agenti intervenuti nell’immediato ha avuto un ruolo essenziale in questa indagine, consentendo alle vittime di sevizie di sentirsi al sicuro e di raccontare la loro drammatica storia. È importante che queste donne e questi uomini abbiano potuto denunciare liberamente il loro aguzzino, e lo hanno potuto fare perché siamo in un Paese che rispetta e tutela i diritti di tutti”.

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“Grazie al controllo del territorio voluto dall’amministrazione Sala – ha proseguito l’assessore - abbiamo consegnato all’autorità giudiziaria non solo l’aguzzino di un campo lager, ma anche le informazioni che svelano le tappe e le atroci modalità messe in atto da un’organizzazione criminale per la tratta di cittadini somali. Una scoperta - ha concluso la Rozza - che spero possa diventare la base per smantellare questi campi in Libia”.
 

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